Giuseppe Giacosa

IL “BUDDHA” DELLA DRAMMATURGIA

Tra i personaggi illustri che il Canavese può vantare c’è il grande drammaturgo, scrittore e librettista Giuseppe Giacosa, autore delle parole di tre opere note in tutto il mondo: La Bohème, Tosca e Madama Butterfly. Amico di celebri artisti, poeti e letterati quali Giovanni Pascoli, Giosuè Carducci, Arrigo Boito, Eleonora Duse, Edmondo De Amicis, Antonio Fogazzaro, Giovanni Verga e i pittori della scuola di Rivara, Giacosa, al quale la citt di Ivrea intitolò il suo Teatro Civico nel 1922, nacque a Colleretto Parella (prima che il Comune assumesse il nome di Colleretto Giacosa) il 21 ottobre 1857, appartenente ad una famiglia originaria delle Langhe ma trasferitasi nel Canavese sin dalla met del 1700.

Figlio di un noto avvocato e di una nobildonna di antica famiglia eporediese, nipote di un notaio che nel 1821 aveva partecipato ai Moti Rivoluzionari, fu il primo di cinque sorelle e fratelli e dapprima seguì le orme del genitore magistrato, studiando come avvocato e laureandosi in legge all’Universit di Torino, con praticantato iniziato nello studio del padre.

Tuttavia, la sua reale passione era per la poesia e il teatro, interessi artistici che finirono per prevalere sulla sua carriera di legale. Frequentatore assiduo dei salotti torinesi, di vasta cultura e brillante conversatore, fu molto richiesto come conferenziere e arrivò a dirigere a Milano la scuola di recitazione dell’Accademia dei Filodrammatici, assumendo la docenza di letteratura drammatica e recitazione al Conservatorio milanese.

A questi incarichi unì anche la carriera giornalistica, collaborando a numerose testate, tra cui “Nuova antologia” e “Il Giornale per i Bambini”, diventando direttore del supplemento letterario “La lettura” del Corriere della Sera, dal 1901 fino all’epoca della sua morte.

Nel periodo compreso tra il 1872 e il 1904 scrisse 25 opere teatrali, commedie e drammi, la maggior parte di grande successo, e viaggiò in tutta Italia, Europa e America

. Tra le sue opere i drammi d’ambientazione storica medievale e settecentesca Una partita a scacchi e Il marito amante della moglie (entrambi del 1871), i drammi borghesi (influenzati dal naturalismo e dalla commedia francese) Tristi amori (1887), Diritti dell’anima (1894), Come le foglie (1900) e Il più forte (1904), con un ritorno al tema storico dai toni tardoromantici espresso nel 1891 in “La signora di Challant”. Più contenuta la sua produzione come librettista, con l’adattamento per Pietro Abb Cornaglia del proprio testo “Una partita a scacchi” e la collaborazione con Luigi Illica per l’adattamento delle tre opere di Giacomo Puccini “La bohème”, “Tosca” e “Madama Butterfly”, in cui, grazie alla sua sensibilit nei confronti delle figure femminili e alla capacit di penetrazione psicologica, d risalto all’elaborazione del lirismo e alla versificazione delle opere condotta da Illica.

L’elaborazione dei libretti è complessa e indusse anche a contrasti creativi tra i tre, solitamente composti proprio dal buon carattere e dall’equilibrio di Giacosa, soprannominato per queste doti, da Puccini, “Buddha” (anche in virtù della sua corpulenza).

Il brillante sodalizio artistico dei tre fu interrotto dalla morte di Giacosa, il 1 settembre 1906, dovuto ad una crisi d’asma. Con la sua scomparsa, Puccini e Illica non sapranno più ritrovare il giusto spirito collaborativo, con Puccini che da allora rifiuter addirittura l’apporto di qualsiasi altro letterato.