Settimo Vittone

LA MAGIA DEL SETTE

di Margherita Barsimi

Una pittoresca passeggiata nel paese delle vigne e degli olivi, tra storia, tradizioni e gustose specialit del territorio.

Settimo Vittone si presenta come un luogo in cui la storia antica caratterizza il paesaggio, con architetture suggestive e percorsi naturalistici che risalgono la china verso la montagna incombente, su antichi sentieri che rinserrano, come i raggi di un diadema, il vecchio borgo, stretto intorno alla rupe rocciosa su cui sorge il complesso del vecchio castello, della Pieve e del Battistero di San Lorenzo. Qualche mese fa è arrivata al Comune di Settimo Vittone una missiva che diceva: “Sono una guida escursionistica naturalista valdostana, dopo aver compiuto una passeggiata tra Cesnola e Trovinasse ho il piacere di segnalare l’ottimo stato di conservazione e manutenzione della splendida rete di mulattiere, unite ad una puntuale segnaletica con pannelli informativi con cartografia chiara ed efficace. Apprezzati i muri di sostegno, taglioni e piano di calpestio di ottima fattura, come anche la cura delle superfici coltivate a vigneto e a prato-pascolo nella parte alta del percorso”. Potevamo passare sotto silenzio tale spontanea attestazione?

Visitar Settimo Vittone… gustando

L’invito per chi vuole conoscere Settimo Vittone è di scegliere come punto di partenza il piazzale antistante l’imponente Chiesa Parrocchiale del XVII secolo dedicata a Sant’Andrea e a San Lorenzo. Da questo punto, al visitatore si presenta un’ampia libert di scelta, che dipender dalle attitudini di ciascuno, sia per quanto riguarda il tipo di percorso sia per i gusti individuali in fatto di cucina. Un avvertimento per i “fanatici” del pranzo al sacco: portate pure i panini e le bibite nello zaino, ma sappiate che l’offerta eno-gastronomica del territorio di Settimo Vittone è tale che senz’altro non serviranno… Qualunque sia la direzione scelta, lungo il percorso si presenteranno occasioni e luoghi quali, locande, trattorie, osterie, ristoranti ecc., dove gustare le ricette tipiche, che restituiscono il sapore della tradizione locale, unita alla fantasia con cui ogni ristoratore la ricrea a modo suo, ottenendo risultati che conquistano anche i palati più raffinati. Sono piatti strettamente legati ai prodotti delle attivit agro-pastorali: castagne, burro, polenta nelle sue diverse preparazioni (polenta grassa, suvet griss, miasse), senza scordare le ajucche… Credete di non sapere che cosa siano? Basta venire in primavera e vedere come, tra le tante altre erbe spontanee, nasce rigoglioso il raperonzolo, proprio quello che diede ai fratelli Grimm l’idea per la loro Rapunzel e che in zona chiamano, appunto, ajucca. In un recupero straordinario della cucina povera, tanto saporita quanto genuina, da qualche anno le ajucche sono l’ingrediente-base di menu stuzzicanti e originali. Il condimento tradizionale, il burro, ampiamente utilizzato in tutte le ricette, è fondamentale nell’antipasto del montanaro, costituito dalle castagne lessate che si accompagnano al burro, nella zuppa di ajucche o nella polenta grassa, ma da qualche anno il suo storico antagonista, l’olio, condimento base della cucina mediterranea, ha trovato accoglienza e rinnovati fasti anche alle falde delle Alpi.

Settimo Vittone, il paese dell’olivo

Se fino a qualche tempo fa qualcuno, leggendo il cartello “Settimo Vittone-Paese degli olivi”, poteva pensare ad un atteggiamento “folkloristico”, dal 29 ottobre 2010 ha dovuto ricredersi e guardare agli olivi di Settimo Vittone come ad una realt con una ben precisa valenza culturale ed economica. In quella data, infatti, fu inaugurato il Frantoio Comunale di Montestrutto, dedicato a Vito Groccia che, arrivando dalla natia Calabria, ammirando i secolari olivi che circondano la Pieve di San Lorenzo, si fece convinto promotore dell’Associazione “Molino Lingarda” per il recupero di un’antica tradizione. Il suo sogno è ormai una realtà: molti terrazzamenti, una volta coltivati a vigneto, ora sono trasformati in oliveti, che confermano quanto il dottor Giovanni Donna, nella relazione tenuta all’Accademia di Agricoltura di Torino il 22 gennaio 1944, aveva detto: “Alla diffusione dell’olivo in queste zone aveva contribuito il fatto che, in et medievale, quasi tutto il commercio dell’olio d’oliva era esercitato dagli Italiani ed era esteso oltre che a diverse nazioni dell’Europa orientale, anche ai paesi dell’Europa nord-occidentale.
L’uso dell’olio di oliva nell’alimentazione, nella farmacopea e in profumeria, in sostituzione di quello di noce, di nocciole o di mandorla, interessò i contadini alla coltivazione dell’olio.
A tale corrente non può essere sfuggita la Valle d’Aosta che, per la sua posizione geografica fu ponte di passaggio per la Svizzera e la Francia”. I dati attuali, d’altronde, parlano chiaro: il quantitativo totale delle olive frante a Montestrutto è stato, nel 2018, di 972 quintali, per un totale di 551 conferitori, di cui ben 125 provenienti da 14 localit valdostane, situate lungo la valle della Dora Baltea, da Quart a Pont-Saint-Martin. Da 18 anni a questa parte, la Domenica delle Palme, che nel 2019 è stata il 14 aprile, olivicoltori e appassionati si sono ritrovati a Settimo Vittone per degustare, acquistare, confrontarsi e informarsi in occasione della “Sagra delle Olive”.

La Bottega del Viandante

In regione Ospitaletto, l dove sorgeva nell’antichit l’ospizio-ospedale di San Leodigario, poi il rinomato Ristorante della “Corona Grossa”, dall’altra parte del cortile dell’attuale trattoria “la Sosta”, da poco è stata aperta la bottega dove sono in vendita le eccellenze del territorio. Dalla convinzione che la storia e la cultura di un luogo possono essere raccontate attraverso le persone che quel luogo lo abitano, lo conoscono e lo vivono, nasce la consapevolezza che i frutti del loro lavoro rappresentano le eccellenze del territorio. Nella Bottega del Viandante si trovano l’unicit e la tipicit di prodotti che meritano di essere riscoperti e valorizzati: la Bottega parla ai viandanti di oggi dei viandanti di ieri.

Escursioni tra sentieri, terrazzamenti e antiche mulattiere

A Settimo Vittone, in breve tempo, dalla piana, attraverso un reticolo di sentieri che s’intersecano come in una rete, si possono raggiungere dapprima quote di mezza montagna, fino ad arrivare poi alla vetta del Mombarone (2370 metri) che rappresenta il vertice di un ideale triangolo, la cui base è rappresentata dal percorso che, in direzione est, porta dalla chiesa di Sant’Andrea verso Montestrutto, antico comune autonomo, caratterizzato dal castello omonimo sulla collina che domina il borgo, e dalla chiesetta romanica dedicata a San Giacomo. Nella piana, a ridosso del monte, vi accoglier la struttura sportiva della Turna, falesia d’arrampicata e percorso avventura, dove i terrazzamenti circostanti hanno visto, ormai da qualche anno, la vite sostituita dagli olivi. Se invece decidete di scegliere la direzione opposta, verso ovest, sull’antico tracciato della via intitolata ad Anscario Massimo, dal Borgo Nuovo vi dirigerete verso le frazioni occidentali: Cesnola, in una conca vitata di eccezionale bellezza, dominata dal castello dei conti Palma di Cesnola, e poi, lasciata la chiesa di Sant’Agata, sempre in direzione ovest, arriverete a Torre Daniele, altro interessante borgo, stretto intorno alla chiesa dedicata a San Pietro e all’antica scuola di frazione. In posizione elevata, sorge il villaggio delle Sengie, tra castagni secolari e vigneti dall’architettura spettacolare e unica che creano una sorta di anfiteatro vegetale.


Per chi preferisse inerpicarsi lungo le antiche mulattiere che servivano agli allevatori per muoversi con le mandrie, per raggiungere i diversi tramuti stagionali, al ritmo delle stagioni, dal centro del paese, seguendo la suggestiva Via Crucis, la cui prima stazione è rappresentata da un affresco sulla parete laterale dell’antica Chiesa di Santa Marta (XIII-XIV secolo), costruita lungo l’argine del torrente Calamia, si arriva in breve tempo alla Chiesa della Madonna della Grazie.
La cappella fu costruita come ex- voto per lo scampato pericolo rappresentato da una frana, le cui tracce sono ancor oggi visibili, che risparmiò il borgo sottostante. Volendo proseguire verso la montagna, lasciando sulla destra lo sperone roccioso su cui sorgono le rovine del castello medievale, la Pieve e il Battistero di San Lorenzo, si continua la passeggiata sulla mulattiera che conduce alla frazione Cornalej, dove nel breve spazio piano dominato dalla Chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice, dal caratteristico campanile, visibile nel verde anche dal piano, sorgono alcuni locali dove è possibile gustare i sapori caratteristici dell’enogastronomia settimese.


Chi vuole proseguire, invece, approfittando dell’invitante e ben tenuta mulattiera, vinta la tentazione gastronomica, si vedr accolto dal manto boscoso di castagni, faggi e betulle e senza nemmeno accorgersi della fatica si trover all’Alpe Surro e di lì a poco a Trovinasse, la borgata di montagna che rappresentava, nell’antica societ agro-pastorale di Settimo Vittone, la “stazione “estiva delle mandrie.
La storica locanda che sorge al centro del pianoro, alle spalle della Chiesa di San Quirico, celebre un tempo per la cucina semplice e genuina, ricca di profumi e sapori di montagna, ora è chiusa, ma all’intorno sono state avviate altre forme di accoglienza che rispondono alle esigenze dei numerosi gitanti che arrivano sin qui, magari in cammino o di ritorno dalle gite alpinistiche vere e proprie facenti parte del percorso GTA.

Il Battistero di San Giovanni Battista e la Pieve di San Lorenzo

l complesso monumentale di San Lorenzo, di propriet del Comune di Settimo Vittone, è meta ricercata dai pellegrini della via Francigena e dai cultori dell’architettura medievale, sia per l’originalit della struttura, costituita dal Battistero ottagonale collegato alla Pieve di San Lorenzo, sia per gli affreschi che decorano le pareti interne, che hanno una datazione che va dal XII al XV secolo. La Pieve di San Lorenzo e il Battistero di San Giovanni Battista, collocati sull’altura anticamente fortificata che sovrasta il borgo, sono uno dei più importanti complessi pre-romanici del Piemonte. Il sito comprende anche il cosiddetto Castello Vecchio, ridotto in parte a rudere, nella porzione più antica, corrispondente alla torre di guardia, e il Castello Nuovo, edificato a fianco del precedente.


All’interno dell’antica area castellata si trovano anche sarcofagi alto-medievali. Il complesso monumentale, segnalato dal FAI, è il risultato di un’evoluzione costruttiva e d’impianto che originariamente vedeva l’edificio del Battistero e quello della Pieve collocati a quote differenti, nel rispetto dell’orografia del luogo. Entrambi risalenti al periodo pre-romanico (IX-X secolo), al momento non si hanno notizie certe su una fondazione più antica. I lavori in corso stanno portando nuove e interessanti conoscenze intorno a tale problematica e al rapporto tra i due edifici, mischiandosi con le “leggende” che riguardano Settimo Vittone, il suo territorio e la sua storia. Il Battistero ha un impianto ottagonale, semplice all’esterno, e con nicchie ricavate nella muratura, all’interno, mentre un’abside rivolta a nord-est rompe l’impianto centrale. La Pieve è una struttura ad aula unica, voltata a botte, con due cappelle laterali e abside rettangolare.

 

I due edifici subirono importanti interventi e vennero uniti tramite un corridoio di collegamento nel XIV secolo. Le indagini archeologiche, partite nel 2014, sono ancora in corso: hanno interessato l’interno e parte dell’esterno del Battistero e in piccola parte il corridoio di collegamento con la Pieve. Stanno emergendo esiti di particolare rilievo per la storia dell’edificio battesimale e la sua evoluzione. La scoperta di un fonte battesimale a immersione, in ottimo stato di conservazione e integrità, è una testimonianza rara in Piemonte. Inoltre l’esistenza di strutture murarie non note in precedenza, l’individuazione nel terreno di riempimento, che copriva la vasca battesimale, di tombe privilegiate e dalle caratteristiche anomale, accrescono straordinariamente l’importanza e la curiosit per questo “piccolo gioiello” architettonico e, di conseguenza, per l’intero territorio di appartenenza.

L’origine del nome

Il 7, si sa, è un numero ricco di significati simbolici, a partire dai 7 giorni della settimana per arrivare ai 7 nani della fiaba. Che un paese si chiami Settimo e che abbia nello stemma comunale un VII in bell’evidenza è un segno che viene da molto lontano, cioè dalla costruzione della romana Strada delle Gallie (133-123 a. C.). Con buona probabilità, l’indicazione “ad Septimum lapidem miliarium ab Eporedia”, da cui deriverebbe la prima parte del toponimo, risale al momento storico in cui le legioni romane marciavano verso la Gallia, mentre per spiegare il “Vittone” si dovrebbero spostare in avanti di qualche secolo le lancette dell’orologio della nostra storia, per arrivare, in epoca medievale, ad un certo Guido o Vidonio, oppure ai Witun, le guide che, a partire dal 1199, erano poste a protezione dei pellegrini in cammino lungo l’antico asse viario che, sempre lo stesso, noi moderni abbiamo imparato a chiamare Via Francigena.

Il vino di Settimo Vittone

Il vino della zona di Settimo Vittone è il Canavese Nebbiolo, definito dal disciplinare dell’8 luglio 2011, di colore rosso rubino o granato, talvolta con riflessi aranciati; odore caratteristico, delicato, leggermente floreale; sapore secco asciutto di buon corpo, leggermente tannico.
“Fantastico il Nebbiolo per accompagnare i prodotti locali: giovane si sposa con il lardo e le castagne, le zuppe di erbe e carne”, così scrisse Leone Sommelier sul suo sito, dopo aver partecipato al Convegno “La coltivazione della vite quale sviluppo del territorio”, svoltosi a Settimo Vittone il 10 novembre 2013, nel corso del quale le aziende che presentarono vini bianchi, rossi e passiti furono il Podere Cesnola, la Settima Pietra, l’Azienda Agricola Giovanetto e La Turna. L’esperto in questione così descrive il nebbiolo della zona: “Il nebbiolo, re dei vitigni piemontesi, regala in queste contrade vini che s’impongono grazie ad un’imitabile personalità.
Il nebbiolo di Settimo nasce su vigne coltivate a pergola, sostenute da colonne di pietra e malta, i pilun, che oltre a funzionare da volano termico, costituiscono una preziosa, incredibile architettura di abbellimento delle scoscese pareti dei monti.
È un vino longevo, durissimo nella prima giovinezza, che con il passare degli anni acquisisce rotondit e regala morbidezze mai sdolcinate.
Anche se il rosso domina la scena, c’è spazio pure per i bianchi, da vitigno Erbaluce, sapidi e freschi, con sentori di salvia, fieno e fiori di sambuco”.