Romano Canavese

Nel suo nome le glorie dell’antica Roma
Con i suoi quasi 3.000 abitanti Romano Canavese, comunit che ha dato i natali al gi Segretario di Stato di Sua Santit Tarcisio Bertone, è uno dei Comuni più grandi tra quelli che si adagiano sulle boscose colline moreniche, dominando sulla pianura che si estende ai suoi piedi, anche grazia alla sua svettante torre dal colore rossastro che si avvista gi in lontananza. Il toponimo contiene palesemente il rimando alle sue origini romane: secondo gli storici, appunto, un castrum romano sorgeva in loco sin dal 143 a. C., durante il periodo delle lotte contro la popolazione celtico-ligure dei Salassi, ed evidenti segni di centuriazione sono ravvisabili nella campagna circostante, che ha anche permesso il ritrovamento di antiche ceramiche e mattoni di fattura romana e nei tracciati urbani di cardo e decumano del paese. Sin dall’anno Mille il nome, nelle varianti di Romanus, Romaynus, Romain e Romanis, appare in documenti e attestazioni, rimandando all’insediamento di un compatto nucleo familiare d’origine romana nella zona, di cui, però, non ci è giunta ulteriore denominazione.

Vicende storiche del comune
Come nel caso di altri piccoli centri delle colline moreniche canavesane, è solo dal Medioevo che si rinvengono fonti storiche relative all’esistenza del villaggio. Se, a quanto pare, Carlo Magno tenne nel VIII secolo, sotto le antiche mura del borgo, uno dei suoi Campi di Maggio, l’assemblea plenaria dei guerrieri e del popolo franco, solo dopo l’anno Mille si hanno ulteriori attestazioni del borgo, dal momento che Romano diventa feudo del vescovo di Ivrea e si allinea nelle lotte tra guelfi e ghibellini. La rivolta dei Tuchini del XIV secolo, con le sommosse dei contadini oberati dai voleri sempre più esosi dei nobili, interessa anche il paese, che nel corso delle drammatiche vicende vede la distruzione del suo castello e delle sue fortificazioni, di cui rimane solo il torrione che oggi è simbolo di Romano. Il suo territorio, per tutto il Basso Medioevo, viene conteso tra il vescovo di Ivrea e i Savoia, passando poi a questi ultimi e godendo di un periodo di relativa tranquillità. Gi nel XVI secolo, però, gli abitanti di Romano sono coinvolti nella contesa tra Spagnoli e Francesi, e l’abitato si presenta come una fortezza inespugnabile, con torrioni di difesa, fossati, ponti levatoi e mura. Nel maggio del 1800 il villaggio è teatro della Battaglia sul Chiusella, uno scontro tra l’esercito napoleonico e quelli alleati di Austria e Regno di Sardegna, guidati l’uno dal generale Jean Lannes e gli altri dal generale Haddick e dal duca di Savoia Benedetto Maria Maurizio. Le truppe napoleoniche riuscirono ad aggirare e mettere in fuga quelle austro-sabaude, nei pressi del settecentesco ponte in pietra e laterizio a cinque arcate sul torrente Chiusella, che esiste ancora oggi.

La Torre, simbolo del paese
Tutto quel che rimane delle antiche fortificazioni di Romano, andate distrutte nelle rivolte dei Tuchini, è l’imponente Torre di avvistamento, il punto più alto del Comune, fornita di guglie ora sostituite dalla ottocentesca cella campanaria. Risalente al XIII secolo, la struttura quadrangolare, parte integrante del castello ormai scomparso, è fornita di un orologio in cima e su una delle pareti mostra una vistosa fenditura dovuta all’abbattimento di un fulmine nel maggio del 1890. Poco altro è rimasto delle originali strutture difensive nel parco della torre. Ai suoi piedi un tempo si estendeva un ricetto, ancora parzialmente ravvisabile nelle sue mura difensive, nella Porta Nord con vaghe tracce di stemmi affrescati e segni di un ponte levatoio, nella Porta Meridionale in laterizio del XV secolo. La parrocchiale di San Pietro, ora chiesa di Santa Marta, sorgeva a ridosso della Porta Meridionale, e venne ricostruita tra il XVII e XVIII secolo, con facciata barocca. Da vedere anche la parrocchiale dei Santi Pietro e Solutore, costruita a partire dal 1829 su progetto dell’architetto eporediese Maurizio Storero e terminata nel 1843 dall’architetto Giovanni Pessatti. In frazione Cascine si trovano invece la chiesa di Santa Maria delle Grazie e la cappella di San Rocco.

La palude di Romano Canavese
Nella lista dei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) piemontesi riservata alle zone umide, l dove quindi l’acqua ristagna, come in paludi, torbiere, stagni e pantani, dal 2009 è inserita la Palude di Romano Canavese, che si trova tra il borgo e l’autostrada Torino-Aosta. Pochi ettari di terreno della pianura al di sotto dell’Anfiteatro Morenico, parzialmente inondato, dove allignano specie vegetali di pregio naturalistico come il “querco-carpineto”, l’ontano nero, i robinieti, l’alneto e varie forme di flora acquatica come la rana di Lessona, la raganella italiana, la rana agile e il tritone punteggiato. Presenti inoltre il gambero di fiume e 17 specie di libellule rare. Il periodo più propizio alla visita è costituito dalle “mezze stagioni”, quando le zanzare si rilassano ma flora e fauna sono lontane del riposo invernale. La zona è contornata da molte stradine che dall’abitato permettono di avvicinarsi al terreno paludoso, non tutte facilmente agibili per via della boscaglia fangosa. Interessante è la risorgiva nota come “sorgente Gurgo”, dal nome della vicina frazione di Romano, che alimenta un piccolo corso d’acqua, “la Gora del Mulino”, raggiunta da una delle diramazioni dell’Alta Via dell’Anfiteatro Morenico, un itinerario escursionistico segnalato con cartelli. L’area contempla anche un laghetto per la pesca sportiva.