PONT-SAINT-MARTIN

IL PONTE ROMANO… MA NON SOLO!

di Margherita Barsimi

Una cittadina di antiche vestigia romane, all’ingresso della Valle D’Aosta, che ha saputo fare convivere vocazioni agro-pastorali e industriali in armonia con la sua tradizione storica.

Il primo paese che s’incontra, entrando in Valle d’Aosta dal Canavese, è Pont-Saint-Martin. La prima parte del toponimo deriva dall’imponente ed elegante arco in pietra, costruito sulle acque turbinose del torrente Ellex dalle milizie romane, in marcia di conquista verso i territori che si estendevano al di l delle Alpes. Il piccolo insediamento, denominato inizialmente “ad Pontem”, nel Medioevo assunse importanza per la riscossione dei pedaggi che i signori feudali imponevano soprattutto a mercanti, pellegrini e a coloro che non avevano altra via di transito che il vecchio ma saldo ponte sul torrente che, in epoca imprecisata, cambiò nome e divenne l’attuale Lys.

L’origine storica del ponte, a sua volta, fu sostituita nell’immaginario popolare da una leggenda che attribuisce la sua costruzione alle arti misteriose e incomprensibili del Maligno, come esito di una sorta di scommessa tra il Diavolo e Martino, Vescovo di Tours, in cammino verso Roma. Anche il paese cambia il nome originario, diventando Pont- Saint-Martin e nelle diverse varianti Pont St. Martin o Ponte San Martino, legate a diverse vicende storiche, tutte concordi però nel ricordare l’intitolazione a San Martino della cappella sorta all’esterno del muro meridionale di difesa del Castrum dei Signori di Pont Saint Martin, proprietari del Castello che ancor oggi domina il paesaggio.

Trasformazioni nel tempo

L’abitato, al contrario della sua limitata estensione territoriale, incuneato com’è tra i territori confinanti di Carema, Donnas e Perloz, crebbe economicamente d’importanza tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800, per via dell’arrivo dei Mongenet, imprenditori siderurgici in fuga dalla Francia rivoluzionaria, che lungo la riva sinistra del Lys impiantarono degli altiforni per la produzione di materiali ferrosi. La ricchezza rappresentata dal “carbone bianco” fu alla base dello sviluppo industriale di Pont-Saint-Martin, con la costruzione di varie centrali elettriche. Tale sviluppo ebbe il suo apice dal 1932 al 1986, con l’insediamento, sulla riva destra del Lys alla confluenza con la Dora Baltea, dell’industria ILSSA-Viola. L’acciaio inossidabile prodotto nella fabbrica dell’ex-Gerbido fu a lungo all’avanguardia a livello europeo; anche dopo la cessata attivit il suo ricordo rimane vivo, grazie ad un procedimento che porta ancora il suo nome. Delle due aree industriali, la più antica, quella delle ferriere Mongenet, è stata riconvertita a Giardini Pubblici e ospita numerosi impianti sportivi: due campi di tennis, il parco giochi dei bambini, il campo per il calcio a 5/basket, un altro campo per il beach volley, due piscine scoperte e la pista ciclopedonale che costeggia il torrente Lys e s’interseca con quelle che vanno verso Donnas e Carema. L’altra area, quella una volta occupata dall’ILSSA-Viola, è ancora zona industriale. Se il Castello e il Ponte romano sono rimasti sempre al loro posto, ai loro piedi molti sono stati i cambiamenti intercorsi, soprattutto dopo la tragica data 23 agosto 1944, quando il vecchio borgo medievale, stretto intorno al Ponte Romano, fu investito da una pioggia di bombe sganciate da aerei americani. L’attuale Piazza IV Novembre e i relativi moderni edifici che la circondano su due lati, sono il risultato di un nuovo impianto edilizio. Del precedente rimane la documentazione fotografica esposta in una mostra permanente allestita al Castel e l’unica antica casa posta all’inizio del ponte, e con lui miracolosamente sopravvissuta.

Le due anime del paese

Il progresso commerciale e la scoperta del turismo hanno trasformato la tradizionale vocazione agro-pastorale e industriale di Pont-Saint-Martin, che è divenuto nel corso degli ultimi decenni un centro di transito e di servizi sia per i residenti sia per gli occasionali visitatori. A testimonianza di questa nuova attitudine stanno, da una parte, la ricca offerta per il tempo libero, dall’altra, il fiorire di vie di comunicazione e di nuovi ponti. In parallelo al Ponte Romano, fino a tutto il secolo XIX, unico transito sulle acque del Lys, è stato costruito dapprima il ponte per la circolazione delle vetture, poi quello ferroviario, successivamente quello autostradale e infine la passerella pedonale St. Martin, che permette l’accesso ai giardini direttamente dal centro del paese, passando dalle strette vie che sono testimoni della storia e che oggi hanno riconquistato nuova vitalità: sono le vie Motta e via Baraing, con la prima che mette in comunicazione con la nuova Piazza “23 Agosto“, sorta alle spalle del Municipio come trasformazione del cortile interno del Palazzo Peccoz, altrimenti chiamato Palazzo Castagna, ora sede imponente e prestigiosa del Comune.

La scelta di valorizzare gli edifici storici con un recupero funzionale, per trasformarli non in musei ma in centri vissuti dai cittadini, ha fatto sorgere a nuova vita anche Villa Michetti, sede della Biblioteca “Monsignore Capra”, che sorge dalla parte opposta dei Giardini Pubblici, oltre al gi citato Castel, cioè la Casaforte dei Signori di Pont-Saint-Martin, e il Castello Baraing, sede dell’Unité des Communes Mont Rose.Le due anime storiche del paese, quella a vocazione industriale e l’altra, più antica, dell’allevamento del bestiame continuano a coesistere, tant’è vero che l’area che ora si chiama, nella cartellonistica stradale, “Zona Industriale” per i ponsammartinesi continua a chiamarsi “le Cascine”.Qui sono sorgono numerose stalle, mentre altre si trovano agli inizi della via che porta alla Stazione Ferroviaria.
Non deve stupire, pertanto, che a fianco di attivit a ispirazione turistica, concentrate soprattutto nel centro del paese, si svolga a Pont, nel mese di marzo, la prima eliminatoria primaverile del Torneo Regionale Valdostano delle Batailles des Reines.

Dai vigneti ai ghiacciai

Tutto è stato predisposto con estrema cura e attenzione, l’itinerario è stato studiato nei dettagli per accogliere al meglio chi vorr percorrere a ritroso la storia del popolo Walser e dei suoi insediamenti nell’alta valle del Lys. La partenza è prevista da Pont-Saint-Martin, dove il torrente, che scende dal Monte Rosa, confluisce nella Dora Baltea e dove molti commercianti di Gressoney avevano aperto, a partire dalla fine dell’800, locali di ristoro e attivit di trasporto per i viaggiatori. Questi, in arrivo alla Stazione Ferroviaria di Pont, trovavano prima le diligenze a cavalli, poi le vetture a motore che li conducevano nelle localit dell’alta valle del Lys. L’idea di mettere in rete tanti vecchi sentieri, utilizzati dai valligiani per i loro spostamenti di transumanza e di scambi commerciali, in epoche anteriori a quella della motorizzazione, ben si unisce al desiderio sempre più diffuso di entrare in simbiosi con l’ambiente naturale, utilizzando le proprie risorse “motorie”: gambe e piedi. Esattamente come, a partire dal sec. XIII, attraverso i valichi alpini, gli antichi “coloni” walser provenienti dalla Svizzera scelsero le localit migliori della Valle del Lys per la localizzazione e la morfologia, ora s’invitano i “turisti curiosi” ad avvicinarsi a questi luoghi trasformati dalla modernità, attraverso un percorso che li fa giungere nei paesi più rinomati, con itinerari di avvicinamento tali da far assaporare in pieno lo spirito dei pionieri.

Dopo aver lasciato i vigneti, ora anche gli oliveti, nella zona tra Pont e Perloz, si attraversa il Lys, passando sull’antico e suggestivo ponte di Moretta, in direzione Lillianes; nel territorio di Fontainemore, attraversando la Riserva del Mont Mars, si entra nel territorio dei Walser a Issime, Gaby (Niel) e poi i due Gressoney, per concludere il “cammino” a Staffal. I responsabili dell’iniziativa hanno realizzato una rete che prevede l’arrivo a un posto-tappa (l’Étoile du Berger, Le Soleil, La Gruba, Cialvrina, Alpenzu Grande, Anderbait, Oreste Hutte); la lunghezza totale del percorso è di 92 km e la difficolt è di livello medio. In alternativa al percorso previsto per la III tappa, particolarmente impegnativa, è stata studiata una possibilit che, escludendo il percorso alto da Le Soleil a La Gruba, porta gli escursionisti da Fontainemore a Issime, facendoli arrivare in paese, alla Posta.

Il Carnevale

Dopo alcuni anni, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, in cui anche a Pont-Saint-Martin il Carnevale risentì della tradizione tutta eporediese della Mugnaia e del Generale, nel 1910 prese avvio la rievocazione della leggenda della disfida tra Martino e il Diavolo, che ebbe come risultato la costruzione “diabolica” del Ponte, visto non più come manufatto meraviglioso dell’ingegneria romana bensì come risultato della sfida tra l’astuzia di Martino e l’arte misteriosa di Satana. Venne cambiato addirittura il nome al Ponte, che divenne tout-court il Ponte del Diavolo. Questa nuova lettura si consolidò e attraversò le diverse vicissitudini storiche, sino a riemergere prepotente nel secondo dopoguerra, quando nella rinnovata temperie culturale, si sentì il bisogno di introdurre in questo panorama, tutto al maschile, una figura femminile. Era il 1952, quando un giovane studente in legge, Amerigo Tabasso, trasse da una raccolta di leggende valdostane, fiorite sulle rive del Lys, quella che ben presto offrir alla popolazione, in particolare agli appassionati del Carnevale, la creazione di una vera eroina del Carnevale ponsammartinese: la Ninfa del Lys, ricca di fascino e di mistero. Nel corso dei decenni, la scenografia e le ritualit carnevalesche si sono arricchite di novità, quali la divisione del paese in Rioni (chiamati “Insulae” per rispetto alla romanit cui il Carnevale si sente comunque debitore). I tradizionali giochi popolari sono stati poco alla volta soppiantati da gare sportive quali, la corsa delle bighe e la staffetta romana e rievocazioni di attivit e aspetti della vita ai tempi dell’antica Roma, quando Pont era noto come “ad Pontem”, e i Romani invasori avevano ricacciato nelle selve gli oriundi Salassi. Dopo tre giorni di tripudio, di sfilate, di lanci di mimosa e caramelle, il Carnevale arriva al suo epilogo: il fuoco purificatore tenta di esorcizzare il male, il fantoccio di Satana è trasformato in cenere, mentre uno spettacolo pirotecnico, unico per la suggestione e la magia dello scenario naturale, trasforma il Ponte in un fondale teatrale, tra suoni, luci e musiche di grande effetto per una “incandescente” conclusione. Tra le tante innovazioni apportate nel corso degli anni, un’antica tradizione è rimasta al centro del programma, con rinnovato spirito e valore sociale: la distribuzione gratuita, in Piazza I Maggio, dei “faseui grass”. Prima della distribuzione i fagioli sono benedetti dal Parroco, assistito per l’occasione da un chierichetto d’eccezione: nientemeno che il Diavolo in carica! Quando tutto si conclude e sotto il Ponte rimane solo la carcassa bruciacchiata del Diavolo, per iniziare bene la Quaresima ci si ritrova alla Maison du Bouledrome, per il pranzo di “magro”, ossia “Polenta e merluss”.

Il Ponte Romano e il Museo

Fino al 1836, quando fu costruito il ponte “moderno”, il Ponte Romano era l’unico transito sul Lys. Appoggiato alla viva roccia su tutti e due i lati, l’arco in pietra, alto 25 metri sul letto del torrente, è largo 35 metri. L’unica arcata, costruita per mezzo di una centina in travi di legno, probabilmente un’impalcatura fatta con alti tronchi provenienti dai boschi del circondario, è costituita da cinque anelli paralleli e indipendenti tra loro, a una distanza di 32 cm l’uno dall’altro, riempita da frammenti di pietra cementati con malta. I cunei radiali che sostengono l’arco sui due opposti versanti sono 37, mentre le spalle sono costituite da grossi blocchi di pietra accostati tra loro senza l’utilizzo della malta. La carreggiata che si stendeva nella parte superiore del ponte raggiunge nella parte più larga i 5 metri di larghezza, senza i parapetti, che presentano due diverse tipologie costruttive: la parte superiore, decisamente meno raffinata, fu introdotta in epoca successiva, quando il ponte non fu più soltanto al servizio dell’esercito, ma divenne via di transito regolare. La pavimentazione si presenta con un’evidente irregolarit e diversit di materiali e di fattura; accanto alle larghe lastre scanalate originali ci sono infatti ampi tratti acciottolati, questa difformit si spiega con le periodiche manutenzioni che si sono susseguite nel lunghissimo tempo in cui il manufatto di epoca romana è stato utilizzato (I secolo a.C.). Le chiavi in ferro che si vedono sulla “facciata” verso valle sono state inserite a fine ‘800, quando sembrava che il Ponte avesse dei problemi di stabilità… che, invece, non risultarono tali, neppure in occasione del bombardamento aereo del 23 agosto 1944, quando tutte le case del borgo sottostante e quelle ai lati del ponte crollarono come un castello di carte. Scendendo una scala sul lato destro del Ponte, a fianco del dehors del Bar Elisa, si accede alla riva sottostante, dove, aperto tutti i giorni, a illuminare il visitatore curioso sulla storia completa di quest’antica struttura, si trova il Museo del Ponte Romano.

San Martino o San Lorenzo?

Un paese che si chiama Pont-Saint-Martin dovrebbe avere, secondo una logica deduzione, una chiesa consacrata a San Martino… Invece né la prima parrocchiale di Fontaney né l’attuale rispondono a questa logica: San Martino ricorre in tante altre situazioni, dal co-protagonista del Carnevale, alla passerella pedonale sul Lys, dall’ostello sulla Via Francigena, alla tradizionale Fiera autunnale ma non come Santo Patrono, perché la chiesa parrocchiale è dedicata invece a san Lorenzo! L’arcano si spiega andando indietro nei secoli, quando Pont-Saint-Martin era un piccolo borgo, le parrocchie cui fare riferimento erano quelle di San Pietro in Vicoli di Donnas e di San Martino di Carema. Un edificio sacro dedicato al Vescovo di Tours, in realtà, c’era anche a Pont ed era la cappella castrense, di cui s’indovinano ora solo i ruderi, appena fuori della cinta muraria del Castello Vecchio. Così si spiega il motivo per cui, quando anche a Pont fu riconosciuto il diritto di avere una propria parrocchia, si scelse come santo protettore Lorenzo. In suo onore, in occasione della ricorrenza, si organizzano manifestazioni di vario genere, come appuntamenti gastronomici molto apprezzati che si svolgono ai Giardini Pubblici e all’Espace de la Rencontre, che offre l’opportunit di una struttura immersa nel verde del parco ma protetta in caso di cattivo tempo. In questo modo si perpetua la storia e si creano opportunit per attirare a Pont-Saint-Martin diverse tipologie di visitatori: per la Fiera di San Martino sono gli allevatori e tutti coloro che gravitano intorno al mondo della civilt agraria, per San Lorenzo, invece, gli appassionati di feste popolari, tra balli, concerti, competizioni sportive e succulente specialit gastronomiche.

 

 

L’antica chiesa parrocchiale a Fontaney

In un luogo ricco di sorgenti, da cui il nome Fontaney, poco discosto dal centro del paese, tra il 1590 e il 1595 fu costruita dal barone Pietro di Vallaise la piccola chiesa, dedicata al Preziosissimo Sangue e Corpo di Gesù Cristo e alla Beata Vergine, adiacente alla Casaforte della famiglia. A quell’epoca, Pont-Saint-Martin non aveva una sua parrocchia, essendo il suo territorio diviso tra la parrocchia di Perloz e quella di Donnas. Soltanto dopo anni di suppliche da parte degli abitanti, la chiesa, il 5 giugno 1614, fu eretta in parrocchiale e tale rimase fino alla benedizione, nel 1839, di una nuova chiesa dedicata a san Lorenzo, più grande e in posizione più centrale rispetto all’abitato. Fino al 1871, nell’antica chiesa si continuò a celebrare qualche funzione ma, in seguito, a causa delle pessime condizioni in cui versava, fu chiusa al culto. Dopo i lavori di restauro, curati dall’ufficio Regionale dei Monumenti nel 1927, l’edificio sacro fu restituito all’antico decoro e dichiarato Monumento Nazionale, in considerazione del fatto che in esso si poteva vedere la copia in miniatura della Cattedrale di Aosta, per via di certi particolari architettonici condivisi (le volte, i pilastri che dividono le tre navate uniti dietro all’altare per mezzo di un deambulatorio ecc.). Dopo un lungo periodo di abbandono e di degrado, altri interventi parziali si ebbero a partire dal 1968, ma quello decisivo, che interessò l’intera struttura sia a livello murario che pittorico, si concluse nel 2009. Per accedere alla chiesa di Fontaney si può salire dalla vecchia mulattiera che da Pont raggiunge la Madonna della Guardia, oppure ci si può servire della strada regionale per Perloz. Varcato il cancelletto d’accesso, ci si trova, tra cespugli di bossi e di mirto, nell’area del “cimitero vecchio”, che svolse la sua funzione a partire dal 1614 sino al 1928, quando fu costruito quello nuovo, nella piana lungo la riva destra del Lys. Le cappelle di famiglia, allineate lungo il lato opposto all’ingresso, riportano a un momento storico da lungo tempo archiviato ma ancora connesso alla quotidianità; i nomi incisi sulle lapidi, le fotografie sbiadite dal tempo, la lastra di pietra con i nomi dei caduti nella guerra 1915-18 e l’altra, all’interno della Cappella del Rosario, con i morti sul lavoro delle Ferriere, sono altrettanti libri di storia locale, privi di retorica, ricchi di umanità.

Accoglienza

Da sempre centro di passaggio, Pont-Saint-Martin ha visto prosperare ristoranti e alberghi indispensabili a una clientela che faceva sosta, prima per cambiare i cavalli per affrontare la strada che li avrebbe portati a Gressoney, poi per le storiche prime vetture della ditta Liscoz, che aveva aperto il deposito nei pressi della Stazione Ferroviaria. Con il cambiare delle abitudini nel modo di viaggiare si è affermato anche un altro tipo di ricettività: sono nate nuove tipologie di cucina (cinese, kebab, pizzerie al taglio) e di accoglienza (tanti B&B), ma soprattutto, beninteso senza alcun disegno preordinato, la Pont-Saint-Martin del nuovo millennio si presenta come la “vetrina” della pasticceria fatta in casa. Prodotti rigorosamente artigianali, che si differenziano per le ricette che non entrano in concorrenza tra loro, dal momento che ciascun titolare si è affermato con prodotti unici ed irripetibili.

Ricette tradizionali

La “storica” melina della pioniera Elisa Boita è tornata prepotentemente alla moda, mentre si sono affacciati alla ribalta e hanno conquistato il grande pubblico due diversi “panettoni” (Le pain de St. Martin e La dulce Reinetta), pensati e realizzati sui prodotti tipici del territorio (castagne e mele), lasciando grande spazio alle fantasiose realizzazioni dolciarie che, prendendo il nome dal giovane realizzatore, si chiamano i “vicenzini”. Nelle giornate più calde, in due punti strategici del paese (uno in centro, l’altro nei pressi dei Giardini Pubblici) si dispensano delizie gelate di produzione artigianale, lavorate in loco con materie prime “chilometro zero”. Niente di meglio che un gelato da passeggio per accompagnare un viaggio nella storia e nella leggenda del paese…