Montalenghe

UN PAESE TRA I BOSCHI

Nella parte centrale del Canavese, pochi chilometri a sud di Ivrea e nelle vicinanze del lago di Candia, si trova il piccolo Comune di Montalenghe, il cui nome può essere fatto risalire all’unione del termine “monte” al patronimico germanico “adeling” o “allo” o, in altra versione, ai termini latini originali di “montislega locus silvestris”, cioè abitato a lingue in luogo boscoso. Situato sul versante meridionale dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, Montalenghe è citato per la prima volta in documenti risalenti al XII secolo. Guido, conte del Canavese, nel 1156 aveva ceduto il controllo sul ponte della Dora di Mazzè, che metteva le terre canavesane in comunicazione col Vercellese, ad un consorzio signorile di personaggi provenienti dall’area di S. Giorgio, Montalenghe e Agliè.

L’epoca medievale
Montalenghe assume un peso non trascurabile nella nascita del Consortile del Canavese, cioè un misto di comune cittadino e di consorzio territoriale, in cui si sancisce la libert per gli eporediesi e per i canavesani di istituire la propria residenza sia in Ivrea sia in Canavese. Nel suo ambito si stipulano a più riprese mutui patti, ora disattesi ora riconfermati, sia per la difesa, sia per l’organizzazione di missioni diplomatiche contro le minacciose intenzioni dei signori e dei comuni limitrofi. Nel 1229 troviamo assieme ai conti e castellani “de Canapicio” (i Valperga, i San Martino e i Castellamonte) anche “Raymondus de Montalengis comes de Castromonte”, ossia Raimondo di Montalenghe della famiglia dei Castellamonte. Nel 1339, il castello di Montalenghe, gestito da un conte dei San Martino, teneva gli abitanti del borgo di San Giorgio in un pugno di ferro, con i suoi 800 uomini armati. I fanti del borgo iniziarono un feroce assedio, espugnando la rocca, che fu quindi a loro consegnata dal conte sconfitto, secondo il racconto dello storico coevo Pietro Azario. Finisce così la storia medievale di Montalenghe legata a signori che le avevano dato lustro, i Castellamonte e i San Martino, e inizia quella sotto il governo dei vincitori, ,i Biandrate di San Giorgio e i Marchese del Monferrato.

Cosa vedere a Montalenghe
Sulla cresta della collina che sovrasta il paese si trovano le rovine di Castelvecchio, detto anche Castellazzo, un rudere di un fortilizio risalente al XI-XII secolo. In piazza Vittorio Emanuele c’è la Parrocchiale della Madonna delle Grazie e dei Santi Pietro e Paolo: la primitiva parrocchiale, risalente al 1300, si trova presso il cimitero e fu ricostruita nel 1894 da Camillo Boggio di San Giorgio, in stile neo-medioevale, secondo la sensibilit del tempo. L’attuale Parrocchiale, posta in ottima posizione nella parte più alta del paese, fu eretta a parrocchia nel 1760. Di linee gradevoli, con un imponente campanile e un bel portale in noce, conserva sull’altare maggiore una grande tela, opera del pittore Gorini di Caluso (1843), e una pregevole Via Crucis. I registri parrocchiali iniziano dal 1577. Da segnalare anche la Cappella di San Pietro, in via Don Berta. Del 1773 è il Castello, una villa settecentesca, ora sede della Fraternit San Pio X, con un vasto parco nel cuore del paese. Fu distrutta nel 1641 dai francesi e in seguito ricostruita in linee settecentesche.


Il Parco del Castello
La vasta zona verde attorno al Castello, donata prima ai Salesiani e poi acquistata dalla Confraternit Sacerdotale di Pio X, ospita da 300 anni uno straordinario e gigantesco Cedro dell’Atlante (originario dell’area montuosa tra Marocco e Algeria), con un curioso tronco suddiviso in otto branche. Molti altri esemplari vegetali sono presenti e una passeggiata al suo interno porta a scoprire anche la Fonte di Lusana, con le sue acque sempre fresche, la Fontana del Broi, il lavatoio e la fornace per la cottura dei mattoni costruita gli inizi del Novecento.