Verres

Antiche cascine e un’oasi verde

Per chi giunge in visita a Verres si possono segnalare, oltre al castello e al convento di San Egidio, diversi siti d’attrazione turistica. Tra questi l’antica cascina detta “La Murasse”, risalente al 1512 e edificata dal prevosto Carlo di Challant, formata da una stalla a volta ribassata e da una tipica colombaia a torre, segno di nobilt e signoria, circondata da una cinta di mura merlate.

VERRES

La casata Challant l’utilizzava come scuderia mentre oggi il complesso ospita la biblioteca comunale, una sala mostre e riunioni e gli uffici della sede amministrativa della Comunit Montana Evançon. I resti di un’altra cascina antica, la cinquecentesca Grangia Nuova, si trovano al bivio per Issogne. Su una collina lungo la Strada Regionale 45 della Valle D’Ayas si estende invece l’arboreto detto “Borna du Laou” (la tana del lupo in lingua patois, toponimo derivato dal fatto che un tempo esistesse in loco, appunto, una tana di lupi): si tratta di una zona verde di due ettari (originariamente dipendenza della Prevostura) impiantata negli anni Cinquanta dal Corpo Forestale, che vi mise a dimora piante di specie esotiche come il pino marittimo, il cedro dell’Atlante, l’abete del Caucaso, il leccio, la tuia e il carpino.

L’arboreto sorge in un angolo particolarmente pittoresco di Verres, un polmone verde accessibile ai turisti e vistatori, dotato di nove piazzole panoramiche con panchine, che ospita anche diverse specie animali come il tasso, la volpe, il cinghiale, il capriolo e altri mustelidi (i lupi, fortunatamente, non sono stati più visti da oltre due secoli).

Verres costituisce inoltre una tappa per la Via Francigena, sul percorso che da Chatillon porta ad Arnad, Bard e Pont Saint-Martin.

Il grande passato del cotonificio Brambilla

In via Frere Gilles, nel centro della cittadina, si erge l’imponente struttura del cotonificio fondato dall’architetto Enrico Brambilla, che forniva a livello nazionale pregiati filati. Facente parte della Societ Brambilla e delle sue sedi, ospitava anche la Societ Anonima per la produzione di energia elettrica tramite processi di elettrolisi realizzati con convertitori rotanti e griglie di platino, e il comparto della chimica, aperto negli anni Trenta.

Qui sorgeva il primo idrogenodotto italiano, che trasportava l’idrogeno ottenuto al comparto chimico, dove si producevano concimi speciali utilizzando la pirite ottenuta dalle miniere di Champdepraz. Questo complesso industriale sorpassò per importanza addirittura la Montecatini, per alcuni anni, dando lavoro a oltre 4.000 persone, fino alla crisi degli anni Settanta che portò alla chiusura di tutte le attivit del gruppo.

Attualmente la struttura dell’ex cotonificio ospita una filiale del Politecnico di Torino e l’istituto tecnico ISITP.