DIARIO di VIAGGIO

Avventure di un turista annoiato

di Fabrizio Bonati

Dopo otto ore e mezza di viaggio da Hoffenheim, rispetto alle sette nominali, intravedo il casello autostradale di Albiano, e tiro un sospiro di sollievo. Abbiamo trovato lavori in corso a Karlsruhe, prima e dopo Berna, e dopo Friburgo. E poi parlano male delle autostrade italiane…
Io quest’anno non ci volevo più venire a Viverone, volevo cambiare zona, andare al mare, per esempio a Riccione. La mia frau invece ha insistito, non voleva deludere Günther, il nostro diciassettenne, che lo scorso anno ha preso una sbandata per Elena, la bella ragazza che serve ai tavoli nella nostra pizzeria preferita, che con lui faceva un po’ la smorfiosa.
Magari Elena si è pure sposata, nel frattempo, e io mi sono sollazzato otto ore di viaggioinfernale per vederlo prendersi una delusione pazzesca.
Antonio, il nuovo gestore della pizzeria, subentrato ai vecchi proprietari lo scorso anno proprio in chiusura della vacanza, e con cui sono subito diventato amico, ha promesso che quest’anno mi indicher lui come passare il tempo senza annoiarmi e senza ingurgitare ettolitri di birra mentre mia moglie prende il sole e i miei figli fanno lo struscio con gli adolescenti locali.
Abbiamo scambiato dei messaggi, durante questo anno, e devo dire che quantomeno Antonio sa vendere bene le sue terre.
Non che abbia molta fiducia di poter fare qualcosa di diverso dagli altri anni, ma lui mi ha detto: «Vedrai!»

Giungiamo finalmente al lido di Anzasco, e raggiungo il campeggio, dove parcheggio il camper.
I gestori sono gli stessi della pizzeria, infatti Antonio arriva subito, quasi trafelato, e mi dice di sbrigarmi a piazzare la casa mobile, chè mi deve fare vedere una cosa. Gli faccio notare che sono le tre del pomeriggio, ho viaggiato per quasi settecento chilometri, con tanto di crisi familiare superata a stento.
Mi risponde che non me ne pentirò, e che mi aspetta fra un’ora all’uscita del camping.
Spero nell’aiuto di Günther, ma il fetente ha gi preso il volo. Ah! l’amore…
Piazzo il camper, sistemo tutto quanto, vado a farmi una doccia, e sono puntualissimo.
Antonio arriva con uno scooter di grossa cilindrata, mi lancia un casco e dice: «Monta!»

Salgo sullo scooter, e mi porta non molto lontano, ma in un punto di Viverone in cui non sono mai nemmeno passato vicino.
Oggi c’è una degustazione di un vino locale che io, stupidamente secondo il mio italianissimo amico, non ho mai considerato, l’Erbaluce di Caluso.

E’ sabato e il produttore locale propone un aperitivo con vini della loro produzione, abbinati a prodotti locali, e noi non ci facciamo pregare. Mi si apre un mondo!
Mentre tira fuori dei depliant dalla cartellina che aveva nel sottosella Antonio mi dice che i produttori locali di vino, solo a Viverone, sono quattro, e inizia a farmi vedere, parlando come e meglio di una guida turistica, tutte le meraviglie che il circondario offre, e di cui non ho mai nemmeno sospettato l’esistenza.
Ecco dove andavano quelle famiglie, alcune vestite da trekking, altre con le mountain bike prese a nolo! Verso ora di cena, Antonio mi riporta al camper. Della famiglia nemmeno l’ombra, ma tanto so gi dove trovarli, se voglio. Chiedo ad Antonio, prima che se ne vada, se il giorno dopo è disposto ad accompagnarmi dal più vicino noleggiatore di biciclette.
Il portabici ce l’ho, dietro al camper, ma non ho mai pensato di portarle fin qui.
A cena propongo alla famiglia di non fare la solita vacanza, piuttosto di andare a vedere le bellezze naturali locali. La risposta è quantomeno tiepida. Günther ha scoperto
che Elena lavora ancora lì, e nemmeno si è sposata. Greta è abbastanza indisposta, e la capisco. Mia moglie dice che deve sorvegliare “la bambina”. Ok, andrò da solo.

Il mattino successivo Antonio si presenta puntualissimo con il suo scooterone, e mi accompagna al più vicino noleggio biciclette. Noleggio la mountain bike più “avanti” che hanno, e ritorno al campeggio, per rifornire il mio zainetto di acqua e integratori. Sono solo le nove del mattino, ma il caldo è gi a livello…

Intraprendo un percorso che dalla brochure era classificato come “facile”, e mi dirigo verso il vicino Lago di Bertignano. La salita è notevole, ma affrontabile con facilit con una mountain bike. Arrivo al laghetto, inizio a girarvi intorno, poi mi dirigo verso la Cava di Purcarel. A prima vista sembra uno stagno, in realt si tratta di una depressione intorno a cui sorgeva un Villaggio preistorico, di cui si intravedono ancora le fondamenta.

Ritorno sui miei passi e mi avvio verso il vicino Monte Orsetto, dove trovo dei reperti, tracce dell’uomo risalenti all’Et del ferro. Passo a vedere il Roc della Regina, un masso erratico lavorato dall’uomo in epoca celtica, e poi proseguo il mio cammino passando vicino a un tratto del complesso sistema difensivo costruito dai Longobardi per difendersi dall’invasione dei Franchi, le cosiddette Chiuse. A questo punto decido di tornare sul lungolago, mi fermo a mangiare un gelato, e mi rilasso su di una panchina. Noto con piacere le famiglie con bambini, oltre al classico giro in pedalò possono anche far fare il bagno ai piccolo. Viverone ha infatti la Bandiera Blu delle spiagge, da qualche anno ormai.
Proseguo la mia passeggiata in bicicletta sulle coste del Lago, e annoto mentalmente alcuni posti dove venire a mangiare con la famiglia.

È incredibile, sto scoprendo parti del Lago e dei dintorni che non ho mai nemmeno pensato di visitare.
Ritorno al Campeggio che è quasi sera, e gi sto facendo il programma per il giorno dopo.

Il mattino successive inizio le mie esplorazioni con un giro sul battello, che ti fa fare il giro del lago, passando anche nella zona delle palafitte preistoriche, sito dichiarato Patrimonio dell’Unesco, che si trovano sulla sponda Ovest del Lago.
Vedere il panorama dal centro del Lago è molto coinvolgente, le colline intorno, la Serra Morenica, propaggine di un anfiteatro Morenico creatosi con lo scioglimento di un ghiacciaio, la vista delle comunque vicine Alpi.
Tutto bellissimo.
Proseguo le mie esplorazioni intraprendendo un percorso, sempre abbastanza facile, che si snoda lungo le vicine colline, in mezzo ai vigneti. Avvicinandomi alla Serra, arrivo ai ruderi di una chiesa romanica definite dai locali il “Gesiun”.

Faccio tappa presso qualche produttore locale di vino, e mi procuro qualche bottiglia che da ora in poi non dovr mai mancare a casa nostra. Erbaluce, in tre varianti, e Rosso del Canavese. Scopro inoltre che le variet di vino prodotte in zone sono diverse, abbiamo anche del Nebbiolo, Barbera, e Rosato del Canavese. Tutti DOCG o DOC.
Lo zaino però è gi pesante, quindi mi fermo qui e ritorno al Campeggio.
Nei giorni successivi, oltre a praticare tutti i percorsi consigliati dalla locale APT (basta anche cercare sullo smartphone, digitando “anello del Lago di Viverone” sulla home di Google vi vengono proposti un sacco di percorsi, con le giuste indicazioni e il grado di difficoltà, tra cui anche uno per raggiungere il Villaggio palafitticolo e, per gli appassionati di birdwatching, la torre di osservazione).


Trovandosi sul percorso della via Francigena, il cammino dei Pellegrini che da Cantrbury si recavano a Roma, la zona è molto ricca, di chiese ed edicole votive, erette in tempi molto lontani dagli abitanti del luogo.
Grazie alle mire lussuriose di mio figlio che doveva fare il gagnone con la sua bella, invece, ho scoperto che al Lago di Viverone si può, e l’ho fatto, praticare sci d’acqua, vela, canoa, wakeboard e immersioni subacquee.
Ho inoltre assaggiato per la prima volta alcune bont locali, formaggi, agnolotti, e soprattutto il favoloso Coregone del Lago di Viverone, a cui è dedicate una Sagra che si svolge annualmente, dove lo si può assaggiare sia nella versione dorata, sia nella versione viveronese del “fish & chips”. È un pesce molto apprezzato perché è facilmente digeribile, e adatto ai bambini.
Sono Hans, ho quarantacinque anni, e dopo dieci anni di noia, l’anno prossimo tornerò a Viverone, per ammirare ancora le bellezze locali, e farmi altre scorpacciate di cibo e buon vino.