DIARIO di VIAGGIO2

La magia della Valchiusella tra verdi colline, borghi tipici e antiche miniere

Un’intera giornata alla scoperta delle bellezze della Valchiusella, un paesaggio incantato dalle dolci pendenze coperte di boschi, ricco di storia, fascino e tradizioni da non dimenticare.

Lasciata alle nostre spalle la pianura canavesana, imbocchiamo la lieve salita costeggiata da boschi e radure che ci conduce nel piccolo borgo di Baldissero, caratteristico paese ai piedi dei Monti Pelati che, maestosi, si stagliano all’orizzonte. Così inizia il nostro viaggio alla scoperta della Valchiusella, che occupa l’estremit nordorientale del Canavese, staccandosi dalla pianura a ovest di Ivrea, per incunearsi tra la Valle Soana e la Valle di Champorcher, in bassa Valle d’Aosta. Ad accompagnarci nella nostra visita la spumeggiante guida Simona Marra, inesauribile fonte di preziose informazioni sul territorio che ci apprestiamo a conoscere. Nubi grigie si rincorrono su di noi e una lieve foschia vela l’orizzonte, lasciando la nostra immaginazione a dipingere con tinte vivide il paesaggio circostante. In piana luce, infatti, le verdi colline e l’azzurro del cielo avrebbero colpito lo sguardo e riempito lo spirito con più forza, come avremo comunque modo di constatare più avanti nel corso della giornata, quando il sole far timidamente capolino.

Prima tappa – Vidracco

L’antico mulino
Accolti dalla Strettoia della Gurzia, giungiamo a Vidracco, prima tappa della nostra escursione alla scoperta di un territorio pregno di storia e ricco di un fascino discreto e ancora intatto. Lasciata la macchina nel parcheggio accanto al Municipio, dove ci attende il sindaco Antonio Bernini, che ci far da cicerone, scendiamo in via del Mulino e raggiungiamo in breve tempo le sponde del laghetto di Gurzia, un bacino artificiale originato dallo sbarramento del torrente Chiusella. Qui si trova il vecchio mulino del paese, cuore dell’Ecomuseo dell’Acqua e degli Antichi Mestieri. Risalente al 1882, il mulino, di propriet dell’Enel, è stato acquistato dal Comune che lo ha completamente ristrutturato, rimettendone in funzione le vecchie macine in pietra, ciascuna dedicata ad un diverso tipo macinatura: mais, grano, castagne. La seconda parte dell’impianto è, invece, dedicata alla lavorazione della canapa, con magli di battitura in legno di castagno, per la produzione di filati per tessuti o cordame. Al primo piano il mulino ospita un piccolo museo degli antichi mestieri, con oggetti che in passato erano d’uso quotidiano. Il secondo piano, ad oggi in fase di realizzazione, ospiter la ricostruzione della camera del mugnaio, con l’esposizione dei suoi abiti tipici.

Seconda tappa – Issiglio

La Chiesa Cimiteriale di San Pietro
Proseguiamo lungo gli arrotondati e curvilinei rilievi della porzione iniziale della Valchiusella, direzione Issiglio, seconda tappa della nostra escursione, che parte dal piccolo campostanto appena fuori dell’abitato, dove si trova la Chiesa Cimiteriale di San Pietro, uno dei complessi più antichi del territorio circostante, risalente al periodo romanico (XI secolo). Ad accompagnarci questa volta nel tour è Marilena Mattioda, dell’Associazione Culturale Issigliese – Museo della Vita Alpina, che ci spiega come fino al XV secolo Issiglio condividesse la pieve con il vicino paese di Vidracco. L’edificio sacro si trova all’interno del cimitero ed è costituito da un’unica aula rettangolare, con abside semicircolare rivolto a est e tetto a capriate, recentemente recuperato dal degrado in cui versava. Probabilmente sorge su un antico sito fornito di altaretto pagano, di cui si conservano oggi poche tracce. Non appena ci si abitua alla penombra che pervade l’ambiente, gli occhi mettono a fuoco il ciclo di affreschi gotici del XV secolo di ampie dimensioni, portato alla luce dal restauro del 2008, per quanto molte zone dello stesso, lungo l’abside, l’arco trionfale, le paretine e il fianco destro della chiesa, risultino purtroppo andate perse o lacunose. Quel che riusciamo a vedere è un motivo decorativo sull’arco che rimanda al piumaggio di un uccello, l’angelo annunziante e la Madonna raggiunta dalla colomba dello Spirito Santo, un vescovo benedicente (forse San Dionigi) che scaccia la sagoma nera di un piccolo diavolo, alcuni ritratti, forse di profeti, e altre figure difficilmente identificabili. Molto più “leggibile” è invece l’affresco sulla parete laterale, raffigurante una Madonna della Misericordia sul trono, col mantello sostenuto da due angeli, che domina su schiere di figure maschili e femminili di santi, apostoli, profeti da un lato e gerarchie terrene con papa, cardinali e religiosi dall’altro. Un teschio, simbolo della caducit umana, divide le due categorie. L’affresco rimanda allo stile di Giacomo Jaquerio (1375-1453), il maggior rappresentante della pittura tardo gotica in Piemonte. Un ciclo che potrebbe rivelare ancora molte sorprese e che richiede senz’altro ulteriori studi.

La Chiesa Parrocchiale di San Pietro in Vincoli e le antiche vie
Una breve e gradevole passeggiata dal camposanto verso il centro del paese ci porta alla Chiesa Parrocchiale, sempre intitolata a San Pietro, destinata a prendere preso il posto di quella romanica dopo il 1693, per Decreto del Nunzio Apostolico. Si tratta di una struttura barocca, con facciata a lesene che incorniciano il portale architravato, risalente al 1750. A pianta rettangolare, è fornita di quattro cappelle interne con quadri su tela, affreschi e decori sulla volta. Il pulpito e il confessionale sono in legno, così come la cantoria. Il campanile è costruzione più recente. Dalla Chiesa si allunga la via Adua, ricca di vestigia medievali, archi in pietra, antichi cantoni, portoni dalla volta in ciotoli provenienti dal torrente Savenca, murature a lisca di pesce, cantine sotterranee, scale di pietra che manifestano la loro più recente et secentesca, effigi di significato ancora tutto da decifrare (una sagoma di lupo sembrerebbe indicare l’esistenza di un lupanare, l’antica casa di piacere d’et romana), cortili di disegno squisitamente medievale nascosti da portali di legno. Sfociando nella piazza, possiamo vedere il vecchio mulino alimentato dall’acqua del torrente, che macinava quintali di meliga e di castagne, soprattutto in tempo di guerra, e il ponte sul Savenca, dalla forma di U in cemento armato ripetuta tre volte, che prese il posto del vecchio ponte in legno distrutto da una piena nel 1910. Sulla piazza sorge anche la Cappella di Santa Maddalena e San Defendente, col suo tetto in lose, che ospita nel suo interno un presepe permanente.

 

Il Museo della Vita Alpina
Attraverso via Marconi, che si presente come una strada in grado di rivelare tutti i mutamenti urbanistici del paese attraverso i secoli, si giunge alla centrale piazzetta omonima, che ospita l’ex Casa Comunale, ora sede del Museo della Vita Alpina curato dall’Associazione Culturale Issigliese. Qui vi è un allestimento permanente chiamato “Souvenir d’Issiglio”, un vero e proprio percorso di conoscenza e rivalorizzazione del tessuto di vita quotidiana del paese organizzato sulle donazioni della popolazione: oggetti, fotografie, immagini, antichi strumenti di lavoro, capi di vestiario, ricordi, diari. Una prima stanza al piano terra conserva attrezzi del lavoro agreste e rurale, una seconda stanza al piano superiore, un tempo abitata della maestra del paese, custodisce ancora testimonianze di vita quotidiana. Si tratta di una cucina con camino e tavola da pranzo allestita con vasellame, posate e oggetti di uso comune. Sulla sedia si vedono lo scialle indossato dall’istitutrice e la mantella invernale. Accanto, una più vasta sala, usata in passato come aula di scuola, raccoglie le testimonianze fotografiche e materiali forniti dai residenti affinché non venga dimenticato il loro retaggio storico, culturale e tradizionale.

La Cappella della Madonna delle Grazie
Un ultimo appuntamento da non perdere, prima di lasciare Issiglio, è la visita alla Cappella della Madonna delle Grazie, sulla strada provinciale che conduce a Castelnuovo Nigra, un tempietto risalente al 1841 sorto come ex voto per opera di un issigliese che scampò a morte certa e che ora è sede di una processione e traslazione della statua della Madonna, cerimonia molto sentita dai residenti e da tutti coloro che si muovono per la Valchiusella. In questo luogo, un pianoro che sembra incastrato nella valle, noto appunto come “La Piana”, si tiene anche la festa enogastronomica promossa dalla Pro Loco Filarmonica Issiglio.

Terza tappa – Traversella

Lasciamo la pianura per salire verso la parte alta della valle, con il tipico profilo a “V” e i pendii e le valli laterali che rappresentano un terreno perfetto, tanto in estate quanto in inverno, per chi desidera andare alla scoperta di angoli appartati lontano dalla folla. La nostra meta è Traversella, ultimo paese della Valchiusella situato a 827 metri d’altitudine sul livello del mare. Traversella è il comune di residenza della bellissima borgata alpina di Fondo, famosa per il caratteristico scorcio con il Ponte Romano, la bellissima cascata, le camminate alle borgate di Succinto, Tallorno, Tissone. Ad attenderci troviamo il sindaco Renza Colombatto, accompagnata alle giovani Elisa Bordetto e Valentina Chiappini, che ci danno il benvenuto indossando il costume locale tipico. Con loro visiteremo il museo mineralogico e delle attrezzature della miniera, testimonianza del trascorso storico e minerario di Traversella e della ricchezza dei campioni mineralogici della miniera del paese.

I tesori di La Traleua
Prima di raggiungere la nostra meta, facciamo una breve sosta all’azienda agricola e B&B La Traleua, dove ci accolgono Rosanna e Rocco, che ci guidano nella visita alle “Stalle dei Tesori”, due locali con le volte ad arco in pietra, un tempo adibite appunto a stalle dell’antico cascinale, che oggi custodiscono alcuni tra i più bei campioni di cristalli provenienti dal massiccio del Monte Bianco. Si possono ammirare quarzi variet ialino, fumè, ametista, latteo e di varie forme gwindel, sucre e ricristallizzati; inoltre, sono esposti campioni di scolecite, bissolite, calcite (presumibilmente il cristallo di calcite più grande proveniente dal massiccio del Monte Bianco), fluorite, galena proveniente dalla miniera di Téte Carrée (la miniera più alta d’Europa), quarzi ametiste provenienti da varie parti del mondo (Traversella, Osilo, Madagascar, Messico, Namibia), piccole schegge d’oro dei torrenti. Si tratta del frutto di anni di passione e di ricerca della coppia, ora visitabile a chiunque faccia tappa alla Traleua.

Il museo mineralogico e delle attrezzature della miniera
Arriviamo dunque, dopo un breve spostamento in auto, davanti all’alto edificio a torre dell’ex silos di frantumazione, sopra il torrente Bersella, dove è ospitato il Museo Mineralogico e delle Attrezzature della Miniera di Traversella, curato dal Gruppo Mineralogico Valchiusella a partire dal 2000. Una sede ben più che appropriata, ad alto impatto scenografico e naturalmente inserita nel contesto delle raccolte che mette a disposizione al pubblico di visitatori e che magnificano circa cento anni delle attivit minerarie della valle, appartenenti ad una storia molto più lunga attraverso i secoli. Il silos risale agli anni Quaranta ed è un importante esempio di archeologia industriale riutilizzato ad altro scopo culturale. I minerali ferrosi estratti in miniera uscivano dalla galleria del pozzo di estrazione, risalivano il piano inclinato all’esterno della struttura e venivano portati nella tramoggia di carico da 800t visibile attraverso i vetri divisori sopra l’attuale sala espositiva del museo. I frantoi a ganasce provvedevano a frantumare il materiale, triturato e condotto su nastro trasportatore anch’esso ancora visibile, a una seconda tramoggia che lo riduceva in “farina di minerali mescolati”, pronta a successive fasi di separazione, per arrivare ad un prodotto siderurgicamente puro. L’esposizione permanente contempla un campionario di oltre 300 reperti mineralogici rappresentativi delle specie presenti nel giacimento di Traversella e di notevole interesse scientifico, nonché la raccolta di attrezzature, strumenti a manufatti originali di uso comune nel periodo di attivit estrattiva. La sala d’ingresso del museo presenta la collezione dell’ex presidente dell’associazione Rodolfo Maffei e l’area multimediale con filmati e video inerenti la storia della miniera. Una scala, originaria del silos, conduce ai locali d’esposizione: la prima sala raccoglie i minerali raccolti in loco e spiega le caratteristiche delle specie cui appartengono (magnetite, scheelite, quarzo, dolomite, calcite, pirite e tutte le loro morfologie, cristalli di diorite ancora scavati attualmente nella cava Tomaino, al di sopra del giacimento minerario di Traversella, mentre la seconda consente di ammirare gli oggetti appartenuti ai minatori e restaurati dal Gruppo Mineralogico Valchiusella come, caschi, lampade a carburo necessarie per la sopravvivenza in sotterraneo, perforatori, esploditori, chiavi a tubo, pinze e altri utensili spesso foggiati dagli stessi minatori secondo l’occorrenza, esposti nella cabina stessa di trasformazione dell’energia elettrica del silos, i cui macchinari sono stati a loro volta recuperati e restaurati. Il museo delle miniere, in localit Miniere 10080 Traversella (TO), è visitabile il sabato e la domenica da inizio maggio a fine settembre.

Quarta tappa – Rueglio

Il nostro viaggio sta per giungere al termine. Manca all’appello il paese di Rueglio. C’è chi lo definisce scherzosamente la Repubblica Indipendente della Valchiusella. I ruegliesi sono così, dice chi li conosce bene: campanilisti, festaioli e indomabili. Alice Marino, pronipote del celebre personaggio ruegliese Pietro Corzetto Vignot, il “Peder“, genio letterario e inventore della sfera metidrica, ci ha accolti in Froc, il costume tradizionale che si differenzia in una versione da lavoro e un’altra da cerimonia e ci ha fatto visitare la Ka’ ad Mezanis, edificio costruito agli inizi del XV secolo, il cui restauro è stato fortemente voluto dall’amministrazione guidata da Gabrielle Laffaille. Grazie alla capillare opera di recupero, iniziata nel 2017 e terminata la scorsa primavera, è stato possibile riportare alla luce in tutto il loro splendore gli affreschi che decorano gran parte degli ambienti interni, e di rendere fruibili gli spazi di servizio, originariamente a destinazione rurale, del piano terreno e del sottotetto. Una delle due camere con servizi completamente attrezzate, era un tempo adibita a cucina, dotata di camino e di un antico lavandino tuttora visibili. La struttura, destinata a ospitare attivit didattiche per le scuole e laboratori artistici, nonché mostre e altri eventi, dispone, inoltre, di una sala convegni da 50 posti, una saletta di lettura (che custodir la collezione di libri lasciata da Dilma Formento) e due spazi espositivi, che ospiteranno da subito una rassegna di opere di artisti e artigiani locali.

Arrivederci Valchiusella, alla prossima…

La nostra escursione finisce qui. Non perché non ci sia più nulla da visitare, anzi, ma il tempo è volato e la Valchiusella è paragonabile a uno scrigno di pietre preziose, tutte da scoprire, e non in una volta sola. La giornata volge al termine ed è ora di rientrare. Ci riproponiamo di tornare per scoprire altri angoli di questa valle che pare incantata, dove, per certi versi, sembra che il tempo si sia fermato e si viva seguendo i ritmi della terra e delle stagioni. Un’oasi di pace e relax dove ri-trovare se stessi e il contatto con la natura.