Chiaverano

IL FASCINO SENZA TEMPO DI CHIAVERANO

Adagiato sui colli dioritici della Serra, Chiaverano è inserito in un contesto paesaggistico di rara bellezza e offre una spettacolare vista dell’anfiteatro morenico, nato dal ritiro degli imponenti ghiacciai alpini e dell’ambiente naturale che lo circonda. Sorprendente il profilo regolare della Serra, la grande collina morenica, che con i suoi 25 km di lunghezza è uno dei siti più caratteristici per peculiarit geologiche. Il paese nasce da un antico borgo medioevale, di cui è ancora possibile trovare traccia nel ricetto e nei resti del castello. Quest’ultimo, di cui rimane solo un pezzo di mura perimetrale, fu eretto intorno all’anno 1000, nel 1003 con Diploma del Re Arduino fu dato al Vescovo di Ivrea, che ne fortificò le mura e collocò il suo Tesoriere o Chiavaro, da cui derivò il nome di Chiaverano. Nel cuore del paese la Bottega del Frér (fabbro), oggi museo, è l’unica rimasta tra le botteghe artigiane che nel secolo scorso animavano la vita produttiva. È un museo di oggetti e strumenti del vivere e dell’operare quotidiano.

 

La chiesa parrocchiale
La prima costruzione risale al XIII secolo, quando nacque il borgo medioevale attorno al castello. Di dimensioni modeste, la chiesa venne ampliata nel ‘600 e nel ‘700. In seguito al saccheggio da parte dei francesi, nel 1744 fu ricostruita in forme barocche e affiancata da un maestoso campanile in pietra lavorata, terminato nel 1764. Sulla porta principale della chiesa vennero raffigurati i principali patroni di Chiaverano: San Silvestro e Santa Teodora. Nel 1585, di fronte alla Chiesa Parrocchiale, la Confraternita di Santa Marta fece costruire un’omonima chiesetta il cui ingresso è preceduto da un elegante portico.
Il campanile di Chiaverano è un elemento rappresentativo della localit e, con i suoi 65 metri di altezza, risulta visibile anche dalle localit confinanti.

L’antica chiesa romanica di Santo Stefano
Incastonata su sperone roccioso, che domina l’Anfiteatro Morenico e permette un ampio sguardo sui boschi di castagni e i terrazzamenti coltivati a vigneto disposti lungo i pendii, l’antica chiesa romanica di Santo Stefano è ciò che resta dello scomparso borgo di Sessano, distrutto nel XIII secolo da una delle frequenti frane cui erano soggetti i ripidi versanti della Serra. Sulle rocce levigate di Santo Stefano, come su altre simili della zona, cresce il raro fico d’india nano endemico. Sessano, così come Bellesano, Bugliacco e Bienca, è uno degli insediamenti che sorgevano anticamente sul versante interno della morena e che, per volere del Vescovo di Ivrea, hanno dato via alla Castellata di Chiaverano. Le mura dell’antica chiesa, che si trova sul percorso della Via Francigena Canavesana ed è il bene artistico più importante del paese, sono costruite in pietra locale, rozzamente lavorata, con pochi inserti in mattoni. L’edificio, che custodisce affreschi dell’Xl secolo, ritenuti tra i più importanti documenti della pittura romanica canavesana e recentemente restaurati, è composto da tre corpi: una navata con abside, la torre campanaria centrale sull’asse della facciata e una piccola sagrestia, aggiunta successivamente. La soluzione del campanile posto in facciata e attraversato da una sorta di androne che d accesso all’interno della chiesa è poco diffusa in Italia ma trova molteplici esempi nell’architettura romanica canavesana. A nord rispetto alla chiesa di santo Stefano è stato realizzato l’Hortus Conclusus, uno spazio verde ispirato a un antico giardino così come avrebbe potuto essere attorno all’anno Mille. L’ingresso al giardino medioevale è occupato da una collezione di profumati rosmarini. Da aprile a settembre le tenere e numerose corolle fioriscono, tingendosi di delicati colori: predominano i blu, dall’azzurro pallido, il più diffuso, al violaceo del rosmarinus corsican blue; sorprendono i bianchi rosmarinus albus e i rosa rosmarinus majorca pink. Un pergolato di travi di castagno sostenuto da culigne, ritti in pietra, ospita rampicanti e tre esempi di antichi vitigni tipici del Canavese: Erbaluce, Nebbiolo e Luglienga.

Il Castello San Giuseppe
Sulla sommit di una collina circondata da piccoli laghi e da undici ettari di parco, sorge il castello di San Giuseppe. Nel 1640 un veterano del reggimento delle milizie sabaude, tale Tomaso Barberio de Guarene, deluso e amareggiato dalle violenze vissute in anni di vita militare si ritirò in eremitaggio sulla cima di questo monte.
Religioso egli stesso e guidato dalla spiritualit del luogo, costruì in poco tempo una cappella dedicata a San Giuseppe, traendo spunto da un ancor più antico pilone votivo.
La Curia Romana concesse ufficialmente la veste e il titolo di “eremita” a Tomaso. Nell’aprile del 1661 il Vescovo di Ivrea autorizzò la costituzione di una confraternita che gi ospitava 150 frati. Alla sua morte Tomaso, sia per i molteplici episodi miracolosi segnalati, sia per l’importanza spirituale acquisita dal luogo, venne proclamato Santo. Il suo romitorio venne dapprima preso in consegna dai Padri Teresiani e successivamente dai Padri Carmelitani.
Questi ultimi ottennero da Roma l’autorizzazione a costruire un convento. Il luogo per molto tempo divenne uno dei santuari più frequentati della zona. In seguito l’Imperatore Napoleone confiscò, per scopi militari, il convento di San Giuseppe che diventò a tutti gli effetti un castello e venne utilizzato come punto di osservazione. Tra il XVII secolo e il XVIII secolo divenne poi una dimora signorile che passò di propriet in propriet e giunse, fra gli altri, al poeta Giuseppe Bianchi che ospitò, alla fine dell’Ottocento la celebre attrice Eleonora Duse, il compositore Arrigo Boito e il drammaturgo Giuseppe Giacosa. Intorno al 1930 il proprietario, l’italo-americano Giovanni Perona, ospitò diversi importanti attori in auge in quell’epoca, come, ad esempio, Ginger Rogers.
In seguito, dopo la guerra e anni d’incuria e abbandono, il castello venne acquistato dagli attuali proprietari che, ispirati anch’essi dalla spiritualit del luogo, restaurarono e riaprirono le antiche sale e celle ad ospiti e manifestazioni, nell’ambito delle quali si respira ancora l’atmosfera di pace e serenit di un tempo.
Ora è un albergo in cui il fascino dei secoli di storia regala all’ospite una pausa di serenità.