Storia del Castello di Agliè

Cenni storici sul Castello di Agliè

I cambiamenti attraverso i secoli
In origine, dal 1100 circa e sino al XVII secolo, si trattava di un castello di forme più tipicamente rapportabili al Medioevo e all’immaginario comune, con un mastio centrale, una torre, una corte interna e vari edifici rurali, il tutto racchiuso da alte mura difensive e circondato da un fossato. Il fortilizio apparteneva alla potente famiglia dei San Martino di Agliè, che estendeva il suo potere su gran parte del Canavese e che amministrò il maniero per diverse generazioni. A partire dal 1646 e fino al 1667 ebbe inizio una radicale trasformazione del complesso, che in quattro fasi costruttive lo porter a diventare la straordinaria struttura residenziale che appare oggi. Il primo cantiere fu voluto dal conte Filippo San Martino, favorito e consigliere di Madama Reale Caterina di Francia, che pare affidasse al celebre architetto Amedeo di Castellamonte gi noto per aver progettato e costruito altre famose residenze sabaude, come il Palazzo Reale a Torino e la Reggia di Venaria il compito di intervenire sulla facciata che dava sul grandissimo giardino, realizzando anche il cortile e la cappella di San Massimo, con le sue due gallerie. Quasi duecento anni dopo lo scultore luganese Pietro Cremona addobbò l’altare di statue e le pareti e la cupola di pregiati stucchi. Perso così il suo aspetto di fortezza, il Castello si presentava come modello per le forme attuali, con il suo sistema a doppia facciata: una, la più nota, rivolta sui giardini a parterres e l’altra verso il borgo del paese, e coi suoi due cortili interni a terrazzamenti su livelli diversi, i corridoi tra mura massicce, ornate di nicchie con statue a tema mitologico, e le due torri diventate padiglioni ai lati della facciata est, sul parco.

Il passaggio ai Savoia
Alla morte del conte Filippo il progetto restaurativo si fermò per un secolo, sino a quando, ormai trasferita la propriet dai conti di San Martino a Carlo Emanuele III di Savoia, nel 1763, quest’ultimo l’affidò al secondogenito, Benedetto Maria Maurizio, Duca del Chiablese, che diede il via a una grandiosa opera di ristrutturazione interna, con creazione di molti appartamenti e della chiusa parrocchiale collegata al castello da una galleria coperta a due piani. I lavori di questa seconda fase restaurativa furono affidati all’architetto Ignazio Birago di Bolgaro, che chiamò al suo servizio scultori e stuccatori di nome alle corti torinesi, come i fratelli Filippo e Ignazio Collino che allestirono le statue delle fontane, e Giuseppe Bollina, che si occupò degli apparati decorativi del grande atrio d’ingresso.
Il parco fu ridisegnato, con cura per la sua simmetria di verde a seconda dei dettami estetici richiesti dal giardino all’italiana, con un’ampia distesa d’acqua sull’asse longitudinale e una zona verde pensile.
Durante il periodo napoleonico, dal 1804 al 1814, l’intera struttura andò incontro ad anni di declino, poichè ridotta a ricovero per mendicanti e spogliata delle sue suppellettili più preziose. Il giardino abbandonato a se stesso fu venduto a lotti a dei privati e utilizzato come area di produzione agricola. Fu anche costruita una strada che ancora oggi separa il parco dal giardino.

Nuovo splendore
La terza fase di recupero e restauro partì nel 1823, con il complesso tornato di propriet dei Savoia, durante la reggenza di Carlo Felice, che mise in atto una fastosa ristrutturazione degli ambienti interni, affidata all’architetto Michele Borda di Saluzzo. Furono così recuperate la Sala Tuscolana, riempita dei reperti portati da Villa Rufinella di Frascati, a cura dello scultore Giacomo Spalla, e riallestita la Galleria Verde.
Altri lavori, vent’anni dopo, toccarono il parco, che si ampliò sino a raggiungere gli attuali 34 ettari e perse il suo aspetto di ordinato giardino all’italiana, per subire gli influssi del Romanticismo europeo: l’architetto tedesco Xavier Kurten disegnò la creazione di un grande lago interno e un laghetto con isolotti, che resero l’ambiente meno geometrico e più “selvaggio”, in conformit con gli stilemi romantici del periodo e delle tipologie del giardino all’inglese.
Il trapasso della vedova di Carlo Felice, nel 1848, segnò il passaggio del castello a Carlo Alberto di Savoia-Carignano, che lo concesse al figlio cadetto Ferdinando di Savoia, duca di Genova, con cambio di utilizzo: non più residenza estiva ma luogo di villeggiatura aristocratica per i conti di Genova. Lo Stato Italiano, nel 1939, acquistò da Tommaso di Savoia Genova il castello, pagandolo 8 milioni di lire e utilizzandolo in periodo bellico come magazzino segreto di oggetti preziosi allontanati da Torino. Bisogner poi attendere gli anni Ottanta per la partenza di nuovi lavori di bonifica e restauro.
Proprio il grande successo del serial televisivo “Elisa di Rivombrosa” consentì l’attivazione di ulteriori operazioni di recupero nel 2000. Attualmente il Castello Ducale di Agliè, gestito dalla Sovrintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio del Piemonte, è diventato il museo di se stesso, ospitando un grandissimo numero di visitatori ogni anno e facendo da location per altre serie televisive come Maria Josè e La bella e la bestia.