Castello di Pavone

A PAVONE IL CASTELLO DELLA FORTUNA

Uno splendido maniero dalle impressionanti mura e ardite costruzioni visibili gi in lontananza, sopravvissuto attraverso i secoli e diventato uno spazio ricettivo aperto a tutti.

Coronato dalla cerchia delle Alpi e delle colline del Canavese, che conducono all’ingresso con la Valle D’Aosta, e svettante sulla cima di un’altura che domina il borgo medievale di Pavone, la piccola cittadella fortificata indicata come Castello di Pavone, di propriet privata, costituisce una visione magica, apparentemente uscita da un mondo fatato di miti e leggende, un luogo fuori dal tempo, fedele all’idea che l’immaginario collettivo ci tramanda su come dovesse essere un’ideale fortezza medievale in bilico tra storia e fantasia. Possenti cinte murarie, grossi edifici squadrati, torri e torrioni, edifici in mattoni rossi che sembrano elevarsi in altezza, raccogliendosi attorno al potente mastio centrale, improvvisi sprazzi di verde, guglie merlettate, finestroni a ogiva e strutture difensive di portanza… e di notte, illuminato dai riflettori, un incredibile e suggestivo sogno di antichi splendori, sopravvissuti nei secoli sino a noi, la fotografia di un trascorso spazio e tempo foggiata nell’eleganza di un fortilizio che va a toccare le corde più intime della nostra fantasia. L’interno del maniero è, se possibile, ancora più intrigante dell’esterno: attraverso il Cortile Nobile fino al secolare Pozzo dei Desideri, lungo i camminamenti, alla Chiesa di San Pietro e le sue tombe romane del IV e V secolo, nel mezzo del Parco Tropicale con le sue incredibili variet arboree e i suoi colori, a spasso tra le costruzioni e le decorazioni in stile medievale, tutto contribuisce a creare un’irripetibile sensazione di viaggio a ritroso nel tempo. Gli affreschi, i quadri, i fregi, la mobilia, le camere decorate con boiserie, i soffitti a cassettoni, le sedie in legno savonarola ricostruiscono un realistico ambiente medievale.

Una storia millenaria

Il borgo di Pavone, che si può considerare un anello di congiunzione tra l’epoca celtica e quella romana, tra antica Eporedia e Augusta Taurinorum, era gi feudo nel IX secolo, sotto il comando dei Vescovi d’Ivrea, che presero alloggio nell’antico maniero, un fortilizio che sorgeva dove un tempo, sotto la dominazione longobarda e franca, gi dovevano esistere strutture difensive, sviluppatesi sul sito di un insediamento romano avviato ma non più esistente, che però sembrava aver posseduto parecchi edifici, un piccolo foro, un tempio, uno spazio per catacombe e aree sepolcrali. La zona su cui sorge oggi il castello, di circa 2 ettari (20.000 metri quadrati), è circoscritta da mura lunghe 200 metri da Nord a Sud e larga 60 metri da Est a Ovest, risalenti al IX secolo e costruite a scopo difensivo, per arginare gli assedi da parte di ungari e saraceni. Poco dopo, nel X secolo, fu eretta la chiesa romanica di San Pietro, orientata con l’abside verso Gerusalemme, primo nucleo di quel che sarebbe poi diventata la fortezza, il cui mastio, eretto al di fuori delle mura attorno all’anno Mille, fu opera dei Vescovi d’Ivrea, che provvidero all’infeudamento della regione. Gi nel 1100 la struttura si allargò, con la costruzione di due stanzoni sovrapposti, a uso residenza il piano più alto, adibito a stalle quello più basso. Nel 1263 il castello risultava presieduto da un certo Bonifacio di Opissio, castellano della comunità, cui venne, però, ordinato dal Podest di Ivrea di restituire il maniero alle dipendenze del Vescovo. Durante il secolo successivo, tra il 1326 e il 1346, sotto la reggenza del Vescovo d’Ivrea Palaynus de Advocatis, si provvide a costruire l’ala Nord del castello, con finestre ad arco acuto, e la sua torre di ingresso, mentre nel 1390 apparvero le torri rotonde inserite nella cinta muraria esterna, a scopo di fortificazione. A cavallo tra XIV e XV secolo i nuovi Vescovi d’Ivrea Bonifacio Della Torre e Giacomo De Pomariis ampliarono il numero di stanze del maniero verso il cortile e sopra la cucina. Nel 1467 si eresse un muro merlato che divideva il cortile del Vescovo e la parte rustica del fortilizio, dove si trovava la chiesa, appartenente alla popolazione locale.

Ulteriori ampliamenti del castello si susseguirono nel XVI secolo, soprattutto interni, alla cappa del camino e alle cucine, con la costruzione di una scala a chiocciola tra primo e secondo piano. Nel castello, durante il periodo di pestilenza tra 1585 e 1630, si rifugiò il Vescovo d’Ivrea Giuseppe con tutta la sua famiglia. Alla fortezza fece tappa anche il Duca Vittorio Amedeo II, che era militarmente accampato tra Pavone e Romano nel 1688. Sembra che le truppe francesi dell’esercito napoleonico, nel XIX secolo, provocarono all’interno del castello molta devastazione, al punto da richiedere un restauro generale nel 1803. Si arriva al 1870, quando il maniero venne espropriato dallo Stato italiano e poi acquistato dal celebre architetto, archeologo e pittore Alfredo D’Andrade nel 1885, al prezzo di 7.000 lire. Iniziarono così altri lavori di recupero delle strutture, durate trent’anni, con l’innalzamento della torre principale detta donjon (dongione o mastio), la costruzione del Salone di Re Arduino, fornito di un soffitto a cassettoni acquistato dal castello di Strambino e della chiesa. Dopo la morte di D’Andrade nel 1915, fu il figlio Ruy a proseguire l’opera di bonifica e di ristrutturazione, sempre tenendo conto dell’originale natura medievale delle costruzioni. Nel 1924 fece allestire nella Chiesa di San Pietro due tombe, in cui furono traslate le salme del padre e della madre Costanza Brocchi, un modo per garantirsi il possesso del castello beffando i termini di alienazione grazie al dovere morale della conservazione. Anche gli affreschi interni vengono restaurati e aumentati con quelli portati via dal castello di Strambino. Nel 1931 Guy fece dono dei disegni, dei quadri e degli studi del padre alla Societ Piemontese di Archeologia e Belle Arti, fondata proprio dal genitore. Dal 1991 il castello è diventato propriet della famiglia Giodice e ora ha iniziato una nuova esistenza come pregiata sede di ristorante, hotel e centro congressi.

L’antico borgo di Pavone

Anche il paese di Pavone non sfugge al suo affascinante retaggio medievale, passeggiando nel suo pregevole Ricetto, dove anticamente si rifugiava la popolazione a fronte di attacchi esterni, compreso tra diverse torri di guardia. La sua conformazione particolare, col suo disegno urbanistico reticolare, indicava la necessit di offrire un luogo quasi nascosto ma facilmente accessibile, dove riporre derrate alimentari, risorse agricole, armi e quant’altro potesse fare gola ad eventuali invasori.
La Parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo rappresenta, invece, il luogo più sacro della comunità: facciata neoclassica con quattro colonne ioniche sino al timpano triangolare, pianta a croce greca, fu ultimata nel 1826. All’interno si trova un organo Bossi del 1855, stalli lignei, decorazioni scultoree, due altari laterali con pala e una statua di legno della Madonna. Continuando il giro del paese, si giunge alla barocca Chiesa di San Rocco, costruita per un ex voto della popolazione falcidiata dalla peste del 1585 e alla Chiesa della Madonna delle Grazie, con il suo coro in noce e la pala d’altare realizzata da maestri della Valsesia, nonché la statua di legno della Madonna del Carmine. Nella cosiddetta Paraj Auta, la zona dei culti primitivi, si trova la Cappella di San Grato con i suoi affreschi dei patroni di Pavone (San Pietro e Sant’Andrea) attributi a Giacomo da Ivrea.

Rievocazioni delle Ferie Medievali

Va da sé che una comunit così intrisa di medievale, abbia dedicato una delle sue celebrazioni più coinvolgenti e spettacolari a questo periodo storico. Parliamo delle Ferie Medievali, che si tengono nel primo fine settimana di giugno e mettono in scena sfilate in costume, ricostruzioni d’arme, giocolieri, artisti di strada, duelli all’arma bianca, saltimbanchi, che all’ombra del castello e lungo le vie stoiche del paese si cimentano in variegati e coloratissimi spettacoli.

L’evento storico da cui prende spunto questa ricorrenza, giunta ormai alla sua XXX edizione, è il giuramento di fedelt del console di Pavone Nicolinus de Bonjhoanne al Vescovo d’Ivrea Palaynus de Advocatis, avvenuto il 7 giugno 1327 in occasione degli Statuti concessi al borgo e alle sue 208 famiglie, fedelmente riproposto agli ospiti come rievocazione storica. Tra gli appuntamenti fissi sempre in programma c’è il Gran Convivio Medievale, una cena nobiliare in campo d’armi con musici, giullari, gustose portate e antichi sapori, partite a scacchi e a giochi di tavolo antichi, esposizioni di miniature, spettacoli con fuoco e fiamme, concerti e combattimenti. Un’occasione di commemorazione storica e di riscoperta di antichi valori culturali e tradizionali, senz’altro, ma anche di festa e di valorizzazione del territorio a scopo turistico, organizzata dall’amministrazione comunale e dalle associazioni di Pavone Canavese.

La leggenda del fantasma innamorato

Come tradizione vuole nei castelli si aggirano spesso anime inquiete in cerca di pace. Non fa eccezione il maniero di Pavone dove, tradizione vuole, si aggiri tra le stanze un fantasma armato di un tozzo pugnale che invoca disperatamente il nome della sua amata. La leggenda narra le vicende di un tale Glaish, crudele capitano mercenario impegnato nel 1268 con le truppe del Monferrato a combattere i San Martino. Durante la sua permanenza nella fortezza, l’uomo s’innamorò della bellissima Aurora di Challant, consorte del signore del castello. Una notte, obnubilato dai fumi dell’alcol, s’introdusse nella sua stanza, ne uccise il marito e tentò di abusare di lei. Glaisher fu giustiziato dai suoi stessi uomini, disgustati dalla sua crudelt ed efferatezza. Da allora il suo fantasma cominciò ad aggirarsi nel castello.