Castello di Masino

MASINO, IL CASTELLO CHE DIVENTO’ UN PARCO

Lo splendido maniero canavesano offe tre spettacoli in uno: una visita alle sfarzose sale interne, un tour nel magnifico parco monumentale e la possibilitadi accedere agli eventi organizzati durante tutto l’anno dal FAI.

L’immagine dall’alto del Castello di Masino ci rivela la sua derivazione peculiare da tipica fortezza medievale, un quadrato di mura con torri circolari agli angoli, ma la visione dal basso, comprendente una struttura abitativa a due piani con linde costruzioni intonacate di bianco e tetti a tegole rosse, rimanda a quella di raffinata residenza signorile immersa nel verde, collocata molto più avanti nel tempo. Di fatto il Castello di Masino è entrambe le cose, la sua storia più che millenaria ha attraversato le fasi di fortilizio difensivo del Medioevo, teatro di numerose battaglie, fino a quelle di più moderna dimora signorile dell’aristocrazia italiana d’epoca romantica. Oggi il maniero è di proprieta del Fondo Ambiente Italiano, che lo gestisce e appartiene al circuito dei castelli del Canavese, rappresentandone uno dei più noti e rinomati esemplari.

Attraverso i veli del tempo

Il castello di Masino sorge in un’area strategica molto importante nel passato e in un luogo di estrema bellezza ambientale, al centro della piana di Ivrea e sotto il magnifico coronamento della Serra Morenica. Situato su una collina, detta anticamente della Capra, che domina l’abitato di Caravino, il maniero è stato per dieci secoli sede e residenza della famiglia gentilizia dei conti di Valperga, che si vuole discendente diretta di re Arduino, marchese d’Ivrea e re d’Italia le cui ceneri sono appunto state tradotte, nel 1764 nella cappella del castello dalla marchesa Cristina di Saluzzo Miolans, amante di Francesco Valperga, dopo averle trafugate dal Castello di Agliè, passato ai Savoia. La sua costruzione si può collocare nel XI secolo, come testimonia un atto notarile del 1070 che ne accerta l’acquisto da parte di Pietro di Masino. La sua posizione privilegiata, su un’altura un tempo rocciosa e circondata da un burrone, ne fece preda ambita, nel corso dei secoli da parte di più forze avverse: nel Quattrocento parte dei Savoia e d’altre famiglie nobiliari come Acacia, Visconti e gli stessi signori di Masino, nel Cinquecento da parte dei Francesi e nel Seicento dagli Spagnoli. Più volte messo sotto assedio e anche gravemente danneggiato, non venne, però, mai espugnato, rimanendo sempre in possesso dei Valperga e del loro feudo canavesano. La fortezza originale, venne distrutta nel XVI secolo, e ricostruita quasi integralmente dai Francesi, perdendo l’aspetto più propriamente marziale e difensivo con l’abbattimento delle mura e delle grandi torri, per assumere quello di caratteristica residenza signorile, ammantata da monumentali giardini, in mutamento formale col trascorrere degli anni. Nel XVII e XVIII secolo iniziarono importanti interventi architettonici, prima ad opera del conte Ludovico Carlo Francesco, che si occupò del recupero degli interni, poi per volere del viceré di Sardegna Carlo Francesco II e di suo fratello Tommaso Valperga, abate di Caluso, che decisero di ampliare la residenza arricchendola di un vasto apparato decorativo di tipo neoclassico, ambienti ammobiliati con tappezzerie e oggetti di pregio. L’ultima proprietaria e abitatrice del castello, la marchesa Vittoria Leumann, moglie del conte Cesare Valperga, morì nel 1988 e il figlio Luigi Valpega di Masino cedette al FAI il maniero, da allora oggetto di importanti lavori di restauro e catalogazione di arredi e opere d’arte.

Meraviglie del castello

Oggi il maniero si presenta con una struttura quadrangolare, con gli edifici abitativi a forma di “L”, caratterizzati dalla presenza di un grande torrione-mastio circolare, decorato con l’albero genealogico della famiglia Valperga e una seconda torre cilindrica più ridotta in dimensioni, diagonale rispetto alla prima. Il perimetro è completato da altre due torri più basse e riadattate. Numerose sono le sontuose sale interne magnificamente affrescate e arredate, spesso monumentali, a riprova del raffinato stile di vita dei suoi antichi proprietari. Il glorioso passato è raccontato proprio dai saloni dipinti e dalle stanze sfarzose, dalle camere riservate agli ambasciatori in visita del castello agli appartamenti privati, dai salotti alle terrazze panoramiche, tutti intrisi della cultura del Seicento e del Settecento, riverberata ancor più dalla straordinaria biblioteca di 25.000 volumi antichi. Si viaggia nel tempo attraverso il Salone da Ballo nella torre cilindrica, il Salotto Rosso e il Salone delle Armi, la Sala degli Atlanti e quella del biliardo, ambienti visitati nel corso degli anni da personaggi illustri come San Carlo Borromeo, Vittorio Alfieri, Massimo d’Azeglio, Gioacchino Rossini, Silvio Pellico e Cristina di Francia, nota come la prima Madama Reale. A una seconda Madama Reale, Giovanna Battista di Savoia Nemours, è intitolato un appartamento fatto allestire nel 1670 dal Conte Carlo Francesco I di Masino, dotata di bellissimo letto a baldacchino e di tutta una serie di preziose e fragili sete. Fuori dal corpo principale del maniero, in un edificio a sé chiamato “Palazzo”, presso l’entrata principale della residenza, si trovano le scuderie settecentesche e il Palazzo delle Carrozze, che contiene il museo storico delle carrozze dell’Ottocento, con 12 esemplari tra i modelli più famosi del periodo (vis-a-vis, coupè, carrozza di gala, le carrozzine per i bambini etc), firmate dai nomi più celebri tra i costruttori italiani di questi veicoli a traino, come Cesare Sala, Giuseppe Panigoni e i Goggia.

Un labirinto verde

La magnificenza del Castello di Masino non si esaurisce con una visita nei locali interni. Ancor più affascinante si palesa il gigantesco e lussureggiante parco esterno dell’ex fortezza, che la circonda estendendosi per parecchi ettari di terreno tutt’intorno, attraversato da una strada che giunge sino al Comune di Strambino, attraverso i boschi. Allestito sin dal XVI secolo, dopo l’abbattimento dei fortilizi medievali, il parco monumentale conserva le tracce dei passaggi e delle trasformazioni avvenute nel Settecento e nell’Ottocento. Se le fattezze del polmone verde rimandano a quelle del giardino inglese romantico, di carattere apparentemente “selvaggio”, libero da geometrie ed evidenti simmetrie d’insieme, nel suo interno è ospitato anche il secondo labirinto botanico a siepe più vasto d’Italia, stavolta nello stile dei giardini all’italiana, ricostruito su un originale disegno settecentesco ritrovato negli archivi e formato da più di 2000 piante di carpini. Vi si arriva grazie ad un maestoso viale di tigli, l’Allea Grande, che conduce a una distesa erbosa, dove si dipana poi la strada dei Ventidue Giri, realizzata a partire dal 1840 per collegare Strambino al Castello, con 22 tornanti a pendenza graduale adatti al passaggio delle carrozze.


A levante si estende un parco all’inglese di natura spontanea, su distese erbose livellate a piani diversi, che arriva al tempietto neogotico del XIX secolo, particolarmente affascinante nel periodo primaverile quando, su progetto dell’architetto Paolo Peyrone, fioriscono 7.000 spiree tutt’intorno. Sul terrazzamento tra il torrione rotondo e la Torre dei Venti, ai piedi del bastione, si torna al geometrico giardino all’italiana, con il parco dei cipressi.L’area verde del castello è spesso utilizzata per importanti eventi e mostre floreali (ad esempio la rassegna “Tre giorni per il giardino” a maggio) o per cacce al tesoro riservate ai bambini, che possono divertirsi giocando tra il Giardino delle Rose e quello dei Folletti.