La miassa del Canavese

Sebbene si tenda ad accreditare la miassa (gli strati croccanti di meliga che si staccano dal paiolo della polenta) come prodotto agroalimentare tipico della Valsesia (lì noto come “miaccia”) è proprio a Tavagnasco che tale piatto, da secoli molto diffuso nei paesi al confine con la Valle D’Aosta, viene celebrato nella Sagra, organizzata dalla Pro Loco, che porta il suo nome e che si svolge il secondo sabato del mese di settembre.

Lo scopo è rilanciare questo prodotto locale a partire dalla sua storia. In quest’ottica la Pro Loco, ogni primavera, organizza corsi per insegnare le tecniche per fare la miassa, che, essenzialmente, è una crosta residua di polenta molto sottile, una pastella croccante dal sapore neutro che può essere farcita sia dal dolce che dal salato.

Originariamente mangiata al naturale o abbinata al salignun, il cremoso formaggio dal sapore speziato e piccante. La farcitura può essere costituita da salumi, cotechino, toma, gorgonzola da un lato e dall’altro da confetture di marmellata, panna, miele e burro (addirittura con la Nutella, versione tra le più recenti, molto richiesta dai bambini).

Una ricetta semplice

La composizione dell’intriso della miassa è semplice e naturale: farina di mais (a differenza della miaccia, che usa farina bianca), acqua, olio e uova (senza aggiunta di sale, secondo tradizione), unita all’esperienza delle miassere, le donne che cuociono la sottilissima focaccia sulle fiamme, secondo i tempi stabiliti dalla tradizione e tramandatisi nelle generazioni.

L’attrezzatura “storica” per la cottura dell’impasto (una volta mescolati gli ingredienti in una ciotola di legno) è costituita dal ferro da miasse, una lamina dalla dimensioni di 20×30 spessa 4 millimetri, dotata di quattro “orecchie” cui si aggancia l’uncino che dovr rigirare il ferro caldo sul fuoco (per circa 2-3 minuti), la spatola sagomata per distenderci bene sopra l’impasto, saggiarne la cottura e staccarlo dalla lamiera una volta pronto, e l’alare di ferro su cui si depone la lamina nel focolare.